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NEWS   |   Italia / 15/04/2009

Le 'Ultime notizie di cronaca' dei PGR: 'La vita ci ha portato altrove'

Le 'Ultime notizie di cronaca' dei PGR: 'La vita ci ha portato altrove'
L’atmosfera, nota qualcuno, è un po’ quella tranquilla e malinconica da ultimo giorno di scuola, complice il sole caldo su Milano: i PGR presentano alla stampa “Ultime notizie di cronaca”, il loro ultimo – in senso letterale – album. Uscirà venerdì 17, giorno in cui Giovanni Lindo Ferretti, Gianni Maroccolo e Giorgio Canali incontreranno il pubblico alla Feltrinelli di Milano. Poi più niente: né altre attività promozionali, né concerti.
Si chiude così una storia ventennale, iniziata ancora ai tempi dei CCCP, quando a quello che sarebbe stato l’ultimo album con quella sigla parteciparono Gianni Maroccolo – allora nei Litfiba – come bassista e produttore e Giorgio Canali come fonico. Era il 1990, l’anno di “Epica etica etnica pathos”. Sarebbero seguiti i CSI, poi i PGR, con progressivi abbandoni nel nucleo: Massimo Zamboni, Francesco Magnelli, Ginevra DiMarco. Da qualche anno sono rimasti in tre, e si sono ritrovati per onorare un vecchio dovere: “Non è un addio tormentato, viviamo una vita tranquilla, facciamo altre cose”, spiega tranquillamente Ferretti. “Tutto risale ad un vecchissimo contratto del 1997, eravamo moltissimi a firmarlo…. A quei tempi, subito dopo ‘Tabula rasa elettrificata’, eravamo una band. Io ero molto dubbioso e ho cercato fino all’ultimo di non firmarlo… Poi è cambiato tutto, è cambiato anche il millennio”.
Ora Ferretti vive sulle sue montagne dell’Appennino, lontano da tutto. Si dedica alla musica popolare, con qualche raro concerto. “Non c’è l’obbligo di fare un lavoro, c’è il dovere. È arrivato il tempo di chiudere questo contratto: è stato un onore e un onere... Io non avrei avuto niente da dire, poi certe cose sono uscite e ne sono contento. Hanno iniziato Gianni e Giorgio con la musica, poi a me è arrivato il piacere di farsi abbindolare da un basso da una chitarra, e Gianni e Giorgio hanno appoggiato le mie parole sui loro brani… Dall’ultimo disco dei CCCP ogni disco è nato grazie ad un tempo della musica, ci rinchiudevamo da qualche parte e suonavamo, litigavamo… questa volta abbiamo sperimentavato il telelavoro”.
Subito arriva la domanda: Ferretti negli ultimi anni ha fatto un percorso umano, artistico e spirituale che ha fatto molto discutere i vecchi fan. Come si riflette nel disco questo percorso, e cosa ne pensano gli altri due? “Io sposo al 100% i testi. Ogni volta mi affeziono alle sue cantilene, alle sue parole. I testi sono forti, ma li sto metabolizzando adesso”, spiega Gianni Maroccolo. “Non lo sento molto diverso da ‘Linea gotica’ o altro. Giovanni dice sempre che fa lo stesso disco da 20 anni ed è vero…”, conferma Giorgio Canali.
Il percorso di Ferretti diventa così l’argomento principale della conversazione con i giornalisti. Ferretti spiega: “Questa volta non ho dovuto usare mediazioni, ho scritto ogni parola pensando solo a me. Le parole sono nate sollecitate dai loro suoni, che mi sorreggono”.
“Un po’ delle polemiche che mi hanno riguardato in questi tempi sono nate dal fatto che ogni tanto scrivo al Foglio su problemi gravosi che riguardano la società tutta, e che io parli di certe cose non è una novità”, continua Ferretti a chi chiede spiegazioni dirette sulle sue posizioni e su alcuni accenni ad esse che affiorano nei testi del disco.
Ma è evidente dalla chimica che è ancora ben presente tra i tre e che ciò che ha portato alla fine dell’esperienza PGR non sono divergenze ideologiche, ma semplicemente percorsi diversi umani: “Non c’è niente che riguardi noi”, dicono. “E’ la vita che ha preso strade diverse, io faccio fatica a venire a Milano, per dire. Lavoro molto di più di quello che vorrei. Non ho più l’età per stare in una band e non mi interessa più la vita del rock ‘n’ roll, fatta di spostamenti e di tempi morti per aspettare di salire su un palco”, aggiunge Ferretti. Anche se poi da persone oneste quali sono sempre state, non nascondono un po' di dissenso sulla parola fine: “quando si è chiusa l’avventura dei CSI”, dice Maroccolo. “Giovanni aveva un testo, che diceva ‘a me non torna niente, niente mai’. Ecco, non lo capisco perché ci stiamo sciogliendo e perché non suoniamo. Però PGR mi sembra un progetto incompiuto fino a questo disco. Mi sembrava doveroso non per oneri contrattuali per noi stessi chiudere questo capitolo della nostra storia in modo dignitoso”.
Il risultato è ben più che dignitoso: “Ultime notizie di cronaca” è un gran disco – presto ve ne parleremo nelle recensioni. Canali si sbilancia: “E’ la cosa migliore che abbiamo fatto. Ma è inutile girarci attorno: abbiamo svuotato il magazzino, e la storia era già finita due anni fa quando abbiamo fatto l’ultimo tour, non a caso intitolato ‘fino ad esaurimento scorte’. E’ stata una gran bella avventura, non è escluso che ci si ritrovi con il plaid sulle ginocchia, spinti da qualcuno su una carrozzella”.

Domani su Rockol in esclusiva uno scritto di Gianni Maroccolo, che racconta la lavorazione del nuovo disco e la fine del progetto PGR.
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