iTunes a prezzo variabile: per gli analisti 'Apple ha poco da guadagnarci'

L’altra faccia della medaglia: mentre le case discografiche, che l’hanno fortemente voluto, plaudono all’introduzione di un sistema di prezzi variabili su iTunes (vedi News), le prime reazioni dell’opinione pubblica (soprattutto americana) sembrano decisamente meno favorevoli. L’iniziativa della Apple, alla prova dei fatti, viene criticata da blog e siti specializzati come Engadget, MediaMemo, Ars Technica, Gizmodo e lo stesso Unofficial Apple Weblog, che già esprimono nostalgia nei confronti della semplicità del vecchio sistema (tutte le canzoni in vendita a 99 centesimi) puntando il dito sulla apparente sproporzione tra titoli a prezzo maggiorato (un terzo delle Top 100 americane, il giorno dell’entrata in vigore del nuovo listino) e brani di catalogo ribassati a 69 centesimi: un mazzo eterogeneo di 23 canzoni rock, in prima battuta, che include “Blue suede shoes” di Elvis Presley, “Cover me” di Bruce Springsteen, “London calling” dei Clash e “The perfect drug” dei Nine Inch Nails accanto a pezzi di Cheap Trick, Todd Rundgren, Hall & Oates, Counting Crows, Hole, Motley Crue, Korn e Boston (il pacchetto complessivo costa 15,87 dollari).
Interessante l’osservazione di Russ Crupnick, analista dell’NPD Group: siccome il 60 % o poco meno dei teen ager americani compra solitamente su iTunes utilizzando carte regalo prepagate, è improbabile che gli stessi finiscano per spendere di più a dispetto delle offerte promozionali e dell’incremento di prezzo dei brani di successo; di conseguenza, Crupnick non si aspetta grandi variazioni nei volumi di vendita complessivi e nella quota di mercato di iTunes.
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