Joe Satriani a Rockol: ‘A 52 anni inizio con una nuova band’

Joe Satriani a Rockol: ‘A 52 anni inizio con una nuova band’
Joe Satriani per i chitarristi è un mito e per chi apprezza la chitarra elettrica è un dio. Nato a Westbury, a un tiro di schioppo da New York City, Joe, dalle origini italiane anche se americanissimo, ha suonato con un sacco di gente (Deep Purple, Mick Jagger, Alice Cooper sono solo alcuni) e pubblicato una dozzina d’album solisti che hanno venduto una decina di milioni di copie. Ma è sempre stato ondivago: tra un disco solista e l’altro si è accasato con vari artisti senza però costruire relazioni continuative. Ora forse la svolta. Come Rockol ha iniziato a documentare già dallo scorso 1° giugno, quando pareva che il nuovo progetto di Satriani fosse poco più d’uno scherzo, “Satch” ha messo in piedi una band che pare avere ottime prospettive. Il quartetto, i Chickenfoot, è composto da lui, da Chad Smith dei Red Hot Chili Peppers e da due ex Van Halen, Sammy Hagar e Michael Anthony. Il primo ed omonimo album della formazione statunitense sarà pubblicato in Italia il prossimo 5 giugno. I Chickenfoot suoneranno nel nostro Paese il 3 luglio, al Pistoia blues festival, e due giorni dopo, a Lignano Sabbiadoro. Incontriamo Satriani nella sua suite di un albergo milanese.
-Rockol: “Abbiamo seguito da vicino l’evoluzione del gruppo, dallo scorso giugno ad oggi. E’ giusto dire che è iniziato tutto così, per divertimento?”
-Satriani: “Sì. Giustissimo. Non sapevamo che stavamo mettendo assieme una band. Un giorno Sam mi chiama per suonare, mi dice che ci sarà anche Chad; con Chad non avevo mai suonato. Abbiamo fatto due pezzi ed ho subito capito che c’era una profonda connessione, abbiamo cliccato come nella vita ti capita solo raramente. Io e Sam abbiamo scritto un po’ di pezzi in una sola ora, poi siamo andati in studio e ne abbiamo fatti altri otto. Ci siamo incontrati praticamente ogni due mesi, mettere insieme gli impegni di tutti non è facilissimo. A gennaio abbiamo fatto gli overdub, in febbraio a Vancouver abbiamo fatto il mixing. Ed eccoci qui”.
-Rockol: “A un certo punto Hagar avrebbe detto che i vostri nuovi pezzi facevano pensare ai Led Zeppelin”.
-Satriani: “Non so se Sam abbia detto esattamente questa cosa, cioè, magari l’ha detta e poi ha pensato ‘oops, ma cosa diavolo ho detto?’. Però lo capisco. Io amo i Led Zeppelin, e pensa che conservo un pezzo del legno del palcoscenico sul quale suonarono per l’ultima volta al Madison Square Garden. I Led Zeppelin amavano il blues, a noi americani sembravano un po’ americani e un po’ non so, forse addirittura druidici con certe frasi musicali che sembravano antiche. Per la mia generazione erano delle icone. E questo è un disco di una band che riflette sulle sue origini. Dentro forse ci sono anche i Led Zeppelin anche se non assomigliamo ai Led Zeppelin. Durante le prove abbiamo suonato i nostri pezzi preferiti, abbiamo fatto delle cover di Chuck Berry, ognuno ha tirato fuori gli artisti che ha amato”.
-Rockol: “Certo che il vostro nome suona strano. Parliamone”.
-Satriani: “Il nome l’ha inventato Sam, per lui era una cosa speciale. Mi rendo conto che in certe parti del mondo può forse essere equivocato, in Cina ad esempio è un piatto fritto, ma per noi andava bene così per via delle sue connessioni voodoo, il voodoo del Delta blues, cose simili”.
-Rockol: “Nello scorso febbraio Chad ha detto: ‘I Chickenfoot sono diventati la cosa più bella che avrei mai potuto sperare’. Orgoglioso?”
-Satriani: “Fantastico! Van Halen e Red Hot Chili Peppers sono due grandi gruppi. Io ho sempre voluto far parte di una band, ma poi per una cosa o per l’altra le cose sono andate diversamente. Ed ecco che a 52 anni mi ritrovo a far parte di un gruppo, è una specie di nuovo inizio. Devo dire che sono tutti sorpresi da ciò che è diventata un’idea che all’inizio era giusto un’idea piccola piccola”.
-Rockol: “Come pensi che la gente reagirà a questo album? Hai delle aspettative, ti interessa il successo nelle chart?”
-Satriani: “Siamo musicisti, ovviamente vogliamo che il disco piaccia alla gente, ovviamente vogliamo che la gente lo senta un sacco di volte. Per fare l’album abbiamo messo dentro dei soldi nostri, la cosa che al momento ci interessa di più è che si possa avere l’opportunità per andare avanti e fare un altro disco, più avanti”.
Nella suite entra il discografico e annuncia che il nostro tempo è terminato. Giusto una curiosità al volo.
-Rockol: “Online non si capisce bene, su nessuna fonte, quali siano le tue esatte origini. Facciamo chiarezza una volta per tutte?”
-Satriani: “Io sono di New York, ma i nonni da parte di mia madre erano di Bari e quelli da parte di mio padre erano di Piacenza e di Bobbio. Ho ancora parecchi parenti qui a Milano e a Como”.
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