Soundreef, come si impiega la tecnologia blockchain nel collecting (e come si impiegherà domani)

Lucian Beierling, VP of Royalties della collecting company guidata da Davide d’Atri, spiega: ‘Sbagliato pensare solo a Bitcoin e speculazione: il potenziale innovativo è altrove, ed è enorme. Oggi noi lo applichiamo così…’

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Benché la narrazione pop l’abbia dipinta un po’ come valuta ufficiale del dark Web per affari non esattamente specchiati, un po’ come cripto-fantasia per tycoon visionari alla Elon Musk, la tecnologia blockchain - nata a fine anni Duemila come “madre” del protocollo Bitcoin - è infinite applicazioni, in moltissimi ambiti. Soundreef, società di collecting sempre attenta alle nuove soluzioni tecnologiche, ha già una componente blockchain nella propria operatività, che offre ai propri iscritti. Niente che abbia a che fare con le criptovalute, ci ha spiegato Lucian Beierling, VP of Royalties della società: i diritti, agli autori ed editori associati, sono pagati in valuta corrente. Ma la nuova tecnologia digitale sta già giocando un ruolo importante nelle operazioni di intermediazione.

“In questa fase, l’utilizzo della blockchain applicabile al nostro settore è quello della certificazione dell’esistenza di un’opera, perché la rete decentralizzata garantisce una verifica più veloce e trasparente”, ha spiegato Beierling: “Questa è l’applicazione che ne fa Soundreef, e - al momento - non è pensabile di fare di più. Ci sono, però, delle grandi potenzialità, tutte legate al business: sono tutte delle ottime idee - come legare il discorso retributivo alla blockchain - che, tuttavia, al momento paiono essere premature, perché sarà solo la prova del mercato a validarle”.

Occorre, quindi, sgombrare il campo da qualsiasi possibile fraintendimento: la blockchain è innanzitutto una tecnologia, che come tutte le tecnologie può essere applicata in molti modi. “Chi ricorda il boom - anche mediatico - che due anni fa conobbero i Bitcoin non cada nell'equivoco che vuole la tecnologia blockchain legata a doppio filo ai guadagni facili”, precisa Beierling: “Stiamo parlando di una tecnologia solida, applicabile a moltissimi ambiti, che non ha sicuramente nelle speculazioni il suo valore aggiunto in termini di innovazione”.

Tra quanto, secondo il VP of Royalties di Soundreef, potremo vedere una soluzione del genere venire adottata organicamente dall’ecosistema musicale? “Più che in termini temporali, il differenziale nell’affermazione di questo tipo di soluzioni lo determinerà l’adozione da parte di qualche grande player”, racconta: “Faccio l’esempio dell’mp3: quando Apple annunciò di aver creato un marketplace per la distribuzione e la vendita di questo formato, le major accelerarono la proprio corsa all’aggiornamento. Con la tecnologia blockchain, molto probabilmente, succederà la stessa cosa. E’ difficile, adesso, ipotizzare un lasso temporale per l’implementazione dei processi, ma, per quella che è la mia esperienza, cinque anni mi pare un termine ragionevole”.

In questo lasso di tempo tutti gli anelli della filiera saranno capaci di adattarsi alla nuova tecnologia? O avremo comparti a due (o più) velocità? “Al di là delle collecting, tutte le aziende stanno vedendo la tecnologia diventare una parte core della propria operatività”, riflette Beierling: “Questa transazione sarà affrontata in modi diversi: ci saranno realtà più restie al cambiamento alle quali il processo risulterà più difficoltoso, altre più proiettate verso le nuove soluzioni che, invece, lo troveranno più agevole”.

Di certo, una rivoluzione del genere si riverbererà sull’intero settore a livello mondiale. Ci saranno attori nel panorama dell’intermediazione il cui ruolo verrà ridimensionato da una soluzione che permette - parole dello stesso Beierling - “verifiche più veloci e trasparenti”? “Esistono istituzioni che hanno interesse a restare preponderanti, e che probabilmente impiegheranno più tempo ad affrontare il cambiamento, ma non credo che la tecnologia blockchain cambierà gli assetti a livello globale. Il mercato europeo, per esempio, ha regole diverse da quello anglo-americano e da quelli asiatici, e solo l’intervento di associazioni molto importanti come CISAC - presso la quale siamo felici di essere stati accolti come Rights Management Entity - può rivelarsi dirimente per operare con efficienza a livello internazionale.

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