Il cantautore romano ritorna sulle scene dopo quasi tre anni: ecco dove è stato...



Niccolò Fabi scherza, dice che il suo nuovo disco si sarebbe potuto intitolare “Nel frattempo”, perché ci sono voluti tre anni per concepirlo e realizzarlo. Invece si intitola “La cura del tempo”, ed è una delle prime uscite significative della musica italiana di questo 2003.
“La cura del tempo” è un disco intenso e delicato, come il modo di parlare di questo cantautore romano, che Rockol ha incontrato nei giorni scorsi. Niccolò ci spiega dove è stato “nel frattempo”, e racconta la genesi di “Offeso”, canzone centrale del disco, stupendo duetto con Fiorella Mannoia.


“La cura del tempo” è il tuo primo disco in tre anni.
In effetti, questo disco si potrebbe intitolare “Nel frattempo”… Questi tre anni sono semplicemente serviti ad aspettare il momento migliore per scrivere ogni singola canzone nel modo più naturale, in modo autenticamente motivato.
Nel frattempo, mi si chiedeva cosa facevo. Mi chiedevano se ero fermo, come se il mestiere di cantautore iniziasse nel momento in cui pubblichi qualcosa, e non prima...

Come hai scelto il titolo del disco?
E’ un verso della prima canzone, “E’ non è”. Stavamo mixando l’album, eravamo nelle ultime fasi della lavorazione, e non riuscivo a trovare un titolo. Così, rileggendo i testi, mi è tornato in mente questo aspetto della cura di cui c’è bisogno nel lasciar passare il tempo, nel saper aspettare il momento in cui ogni azione è necessaria: questo è uno dei temi ricorrenti delle canzoni. Poi, se ci pensi, la lentezza è un valore aggiunto, come nella sfera sessuale, per esempio.

Questo disco sembra mostrare un forte processo di maturazione, musicale e nei testi. Ne sei consapevole, è stato un processo naturale?
Naturalezza e consapevolezza possono anche andare assieme… Dopo qualche anno di scrittura delle canzoni, credo che rendere un certo tipo intensità emotiva delicata e densa è forse la cosa che mi riesce meglio. Alcune canzoni che il grande pubblico ha ascoltato in passato possono avere dato un’impressione diversa di me. Chi mi conosce bene, o chi conosce la mia musica, non è rimasto disorientato da questo disco, anzi. Qualche amico mi ha persino detto che finalmente, nelle canzoni di questo disco, si riconoscono i miei difetti…

L’impressione che si ha è che questo disco privilegi un registro più malinconico rispetto all’ironia, che pure hai usato in passato. Sei d’accordo?
Non credo si possa mettere la questione in questi termini. Se analizzo la somma di tutte le canzoni che ho scritto e pubblicato, questo atteggiamento “malinconico” c’è nell’80 per cento dei testi, anche in quelli in cui l’arrangiamento potrebbe suggerire il contrario.
Di canzoni ironiche, a ben vedere, ne avrò scritte un paio…. Soprattutto “Dica”, il mio primo singolo, che era davvero un gioco… Già “Capelli” era una canzone tutt’altro che ironica: l’arrangiamento, per pudore di raccontare una tema così personale, poteva far pensare ad altro; ma comunque parlavo di me stesso... Se poi penso a “Lasciarsi un giorno a Roma” o a “Vento d’estate”… In queste canzoni l’ironia, intesa come sorriso un po’ sardonico nel raccontare cose intelligenti, si è un po’ persa. C’è sempre un po’ di distacco, ma di un altro tipo.

Nel nuovo disco c’è una canzone, “Offeso”, che affronta in modo delicato un tema molto forte, quello del non essere indifferenti alla realtà. Come è nata?
Diciamo che la delicatezza fa parte del mio modo di esprimermi, è mia come la forma di questo naso, le rughe o i capelli grigi…
La delicatezza non significa assenza di determinazione nel riconoscere una cosa, solo porgerla in maniera diversa. “Offeso” è qualcosa di molto importante, una sorta di secchiata in faccia che mi sono dato, un modo di scuotermi dal torpore, un modo di dire “aspetta un secondo” e di capire che non è tutto meccanico nella nostra quotidianità.
E vero che siamo inseriti in un sistema sociale che prevede alcune regole per la convivenza, ma è altrettanto vero che dire certe cose è rivoluzionario. Questa canzone non è un invito a scendere in piazza; semmai è un invito a non essere ipocriti, magari scendendo in piazza e poi evadendo quando si compila il 740…

In “Offeso” duetti con Fiorella Mannoia: come è nata questa collaborazione?
Diverse canzoni di questo disco sono meno liriche e più epiche, ovvero riguardano non tanto le singole persone, quanto le persone all’interno di una comunità: da questo punto di vista sono anche molto politiche, si interrogano sulla convivenza sociale… Per questo motivo mi piaceva che una canzone come “Offeso” potesse essere una riflessione a due voci; pensavo che magari una voce autorevole, anche di una generazione diversa dalla mia, potesse aggiungere forza a quelle parole.
Una sera, parlando tra amici mentre eravamo già in fase avanzata di lavorazione del disco, ho detto: “Se Fiorella Mannoia cantasse una strofa di questa canzone…”. L’ho detto così come potrei dire “se una sera invitassi a cena Sharon Stone…”. Poi ho pensato che era più facile contattare Fiorella che invitare a cena Sharon Stone. Così l’ho fatto, lei era contenta e tutto si è realizzato nel giro di 4, 5 giorni…

Qualche tempo fa si parlava di una “Nuova scuola romana” di cantautori… E’ mai esistita, e se si, te ne senti ancora parte?
C’è un gruppo di persone che ha una sensibilità comune, ed alcune di queste sono nate a Roma. Non è solo un fatto anagrafico ma anche fattuale: 4 o 5 di noi – Daniele Silvestri, i Tiromancino, Max Gazzé – si sono incontrati parecchie volte, hanno suonato spesso assieme o in gruppi che sono andati avanti parallelamente. Ci siamo stimolati a vicenda… Inoltre abbiamo tutti la stessa età, veniamo da una scuola musicale più che cantautorale, e soprattutto abbiamo quasi tutti i capelli ricci o ondulati…

(Gianni Sibilla)

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