Si sono fatti notare nello spot di un'orologio, ma la loro musica è più di una colonna sonora... Ambrosia Parsley si racconta



“Goodnight moon”, languida ballata ormai inscindibile dallo spot pubblicitario della casa di orologi che l’ha lanciata, li ha promossi all’attenzione di pubblico e critica. E gli Shivaree, gruppo dal bizzarro nome capitanati dalla fresca e sensuale Ambrosia Parsley, sono ben contenti del risultato; Il loro album d’esordio “I oughtta give you a shot in the head for making me live in this dump” si è trovato proiettato nei primi posti delle classifiche.
Anche se finora nessun musicista è sopravvissuto solo grazie al caduco successo di qualche fortuito passaggio in TV, gli Shivaree sembrano, al contrario, ben determinati a dimostrare il loro talento: che cosa si aspettano quindi Ambrosia e compari dal mondo della musica e viceversa? Rockol ha provato a scoprirlo in quest’intervista alla cantante del gruppo.


Come siete arrivati a registrare un album così vario, pieno di suoni e di influenze diverse?
Io sono cresciuta con la musica; sono stata molto fortunata perché anche la mia famiglia e i miei amici erano appassionati di musica, quindi ho preso da loro; mi hanno insegnato molte cose. Poi, forse perché grazie al fatto che sono americana, credo, e l’America è un paese tanto vasto e ricco di influenze e di tanti tipi di musica ed etnie; quindi anche involontariamente posso solo trarne spunto. E’ qualcosa che mi è rimasto dentro profondamente: è una magia. La mia musica è il risultato di tutto quello che c’è in America, di tutta la musica, dal gospel, al country, al soul, allo spiritual. La mia musica nasce come da un processo chimico.

Come avete incontrato il vostro produttore e quanto è stato importante per la vostra musica?
L’incontro con Danny McGough è stato del tutto casuale; era un amico che ho rivisto in California. Quando mi sono trasferita lì da New York ho iniziato a scrivere le prime canzoni e mi ricordo che le registrazioni non erano venute un gran che. Così lui ha messo il suo studio a disposizione: se ne stava in piedi davanti a me con un manuale di istruzioni e suggerimenti su come fare ogni cosa… la mia vita è come un film: incontro persone casualmente e da certi incontri poi scaturiscono collaborazioni ed eventi.

Da cosa deriva il nome del gruppo?
Il nome del gruppo è una vecchia parola della tradizione cowboy. E’ una parola slang che generalmente si usa nelle feste di addio al celibato per festeggiare i neo-sposi.

Come è avvenuto l’incontro tra la vostra musica e la pubblicità? Non pensi che una mossa del genere possa rovinare la carriera di un giovane gruppo di belle speranze come il vostro invece di giovarne?
L’aggancio con la pubblicità degli orologi Breil è successo all’improvviso. Semplicemente mi hanno chiamata, mi hanno fatto la proposta e io ho detto “si, certo”. Ma non ho visto lo spot… E’ semplicemente la pubblicità di un orologio. Non ho nessun problema a cedere le mie canzoni per certi prodotti.

L’ultima canzone dell’album è intitolata “Arrivederci”. Come mai?
La canzone si riferisce a cinque anni fa quando mi trovavo all’aeroporto di Milano. Dovevo salutare degli amici e l’atmosfera era malinconica. Tutti si dicevano “Arrivederci”. Così ho pensato di scrivere una canzone utilizzando una parola in italiano, visto che mi trovavo in Italia. Io amo l’Italia, amo i colori del vostro paese che sono caldi e molto belli, tutto sembra dolce e raffinato… è una fonte di ispirazione.

Il titolo del vostro disco è lunghissimo… Non è stata per caso una mossa astuta per farsi notare?
Il nome è riferito ad una serie TV americana degli anni ’60. In uno degli episodi la famiglia protagonista decide di andare a vivere in campagna: lì una mucca mangia per caso una radio e quando la portano dal veterinario per farla operare, la canzone abbinata della scena recita proprio le parole “I oughtta give you a shot in the head for making me live in this dump”, “dovrei spararti in fronte per la discarica in cui mi fai vivere”. Ci è piaciuto e abbiamo deciso di usarlo come titolo. Non stavo personalmente pensando ad una mossa del genere, ho semplicemente creduto fosse una bella combinazione tra il meschino e il divertente.

Nel vostro disco ci sono due canzoni, “Pimp” e “Ash Wednesday”, che affiancano il sacro al profano. Perché?
La canzone “Ash Wednesday” non ha riferimenti religiosi. Si riferisce semplicemente ad un episodio della mia vita personale. Parla di Patricia, la sorella di Duke (n.d.r. McVinnie, chitarrista e bassista del gruppo), che è morta di cancro. Aspettavamo che arrivassero le ceneri della sua cremazione, e la canzone racconta di questo triste avvenimento.

Siete in tour da molto tempo. Quando e dove farete l’ultimo concerto e cosa avete in programma dopo?
Il tour è iniziato lo scorso Ottobre negli Stati Uniti e la fine era prevista per l’inizio di Gennaio, visto che saremmo dovuti rientrare in studio. Poi però, visto il successo, le cose si sono dilungate… così probabilmente posticiperemo il tutto.

(Valeria Rusconi)

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