Morgan, le trilogie chimiche e il rock che nega se stesso...imperdibile!



Che i Bluvertigo abbiano talento, non è una scoperta recente. Che a volte – a partire da Rockol – non si resista alla tentazione di criticarli – oltre che per la musica – anche per l’atteggiamento, è una devianza consolidata. Di certo però Morgan, preso a tu per tu per un’intervista, si rivela anzitutto una delle persone musicalmente più preparate in circolazione, e in secondo luogo un ottimo conversatore. Insomma, è molto difficile non ammirarlo, soprattutto per un talento musicale e artistico che è molto più prepotente dei suoi 26 anni. In nome di quello si possono accettare provocazioni, boutades e molti ragionamenti seri e circostanziati, distanti anni luce dall’atteggiamento pseudoamicale che spesso unisce artisti e addetti ai lavori. Per Morgan e per il Bluvertigo, sin dall’inizio, i nemici hanno goduto di rilievo e considerazione almeno quanto gli amici, se non di più. Con Morgan Rockol si è dedicato a ripercorrere alcuni argomenti legati all’album “Zero”, incoraggiato dalla scarsa attenzione dedicata dai media a quel soggetto rispetto alla voglia/necessità di far sfogare il cantante dei Bluvertigo nel ruolo di omniopinionista. Non troverete cattiverie di vario genere, quindi, in questa intervista, ma solo alcune considerazioni su musica, critica e Bluvertigo, condite da una certa dose di ironia.

Anzitutto, come stai?
In questo momento sto bene. Ogni volta che mi viene chiesto come sto, cerco di pensare che starò meglio, quindi diciamo “spero bene”...

Iniziamo bene...comunque siamo qui per parlare dell’album dei Bluvertigo, una cosa curiosamente poco comune, dal momento in cui – nonostante facciate molte interviste – capita spesso che nessuno vi chieda del vostro disco...
E’ vero...normalmente nella prima settimana di promozione, appena esce il disco, tutti ti fanno domande al riguardo: il problema è però che tutti ti chiedono le stesse cose, vale a dire: il titolo, il sottotitolo, cosa c’è di diverso tra questo disco e il precedente...dopo due giornalisti che ti chiedono questo io ho già esaurito gli argomenti, e siccome detesto ripetermi soprattutto verso me stesso, cerco di trovare delle risposte diverse, cosa che non sempre mi riesce, per cui a volte mi annoio. Sono contento che tu mi faccia delle domande sul disco, sperando che si tratti di domande mirate che non siano troppo tecniche ma sufficientemente interessanti...

Ok, ci provo....la prima cosa che ti chiedo è: è possibile che tu abbia questa smania di inserire tutto lo scibile musicale in ciascuna canzone?
...è un’ansia, questa, sì...denota ansietà. Quelli che sono i problemi si riescono a tradurre in musica...in fondo non lo dico io per primo...c’è anche Nietzsche – questo filosofo tedesco... – che ha detto in “Ecce homo” che si trasformano i propri difetti per fare l’arte...se si riesce a lavorarci sopra e a renderli gradevoli, spesso diventa più facile lavorare su quelli che sulle proprie cosiddette virtù. Per cui l’idea di mettere dentro troppo riconosco che è un mio difetto, che a volte riesce ad essere gradevole, altre volte è troppo denso. Le informazioni sono troppe...non so cosa farci, magari in questo senso il tempo sarà risolutore.

Parliamo ad esempio dei break contenuti in diverse canzoni...ne “La crisi”, ad esempio...
I Delta V dicono su Rockstar che non comprendono questo tipo di interruzioni all’interno di un brano come “La crisi”, che come canzone gli sembra bella dal punto di vista della scrittura – il loro voto per la scrittura è 10, però non capisco cosa intendano per scrittura, visto che il break è una parte della scrittura – ma carente sul versante della produzione....”non capiamo questi break...”, dicono...

E noi come rispondiamo ai Delta V?
Dicendogli che a noi i break piacciono, tutto qui!

Comunque il 10 per la scrittura te lo tieni stretto...
Io direi che si dovesse dare un 10 a questo disco – e io me la sento di darlo – è proprio sulla produzione, mentre nella scrittura mi sembra che abbiamo offerto buone prove anche in precedenza...La produzione invece è una novità per il mercato italiano, non sono per i Bluvertigo...

Hai detto che “Zero” è stato abbondantemente frainteso...
Sì, e tu mi dicevi che fa parte del gioco, soprattutto dal momento in cui noi non facciamo nulla per dare indizi certi. La verità è che in Italia abbiamo una pessima critica, un ambiente della critica musicale che mi sento male perfino a definire in questo modo, perché io con ‘critica’ intendo qualcosa di alto, qualcosa di molto importante, che abbia delle leggi e una formazione, per cui arrivare alla critica significa anzitutto studiarla come materia. Per farti un esempio, nella storia dell’arte ci vuole una preparazione incredibile per fare critica, non è che puoi dire “ciao, da oggi sono un critico e vi parlo di Michelangelo”. Invece nella musica pop ci si improvvisa, visto che si considera l’argomento come una cosa di poco spessore: mentre io dico che non è vero, lo spessore c’è, e chi ha fatto bene il pop è equiparabile a chi ha fatto bene la musica colta. Il problema è che per la musica colta ci sono critici colti, per la musica pop ci sono improvvisati e sedicenti critici: decidono che sono dei critici musicali. E quindi sono autorizzati a dire qualsiasi cosa, a parlare senza conoscere la materia... in fondo qua si parla di armonia, timbro, ritmo, esattamente come per giudicare una sinfonia di Beethoven, ma scherziamo! Allora io sono di fronte ad una serie di giornali che hanno la presunzione di parlare di musica e commettono dei disastri, soprattutto quando scendono nei giudizi più rigorosi e più netti. Essenzialmente i Bluvertigo non piacciono alla critica, essenzialmente perché non riescono a definirli. Sfugge per loro un bagaglio di definizione, tipo che genere fanno i Bluvertigo...poi si fissano sull’atteggiamento e allora è finita. Tutti presumono di essere psicologi o psichiatri e si mettono ad analizzare la mia mente, che poi è normalissima. Sono una persona normale che fa musica, divento aggressivo quando mi trovo di fronte all’ingratitudine, cioè di fronte a quanti non giudicano la mia musica ma il modo in cui mi pongo. Mi viene da dire, “ma fregatevene della mia faccia e ascoltatevi la musica!”, perché se qualcuno parla soltanto della mia faccia e del mio atteggiamento, allora è lui che ha il problema dell’immagine, non io. E invece alla fine i Bluvertigo sembrano pensare soltanto all’immagine...lasciate che io mi diverta con quello che è l’aspetto esteriore – come facevano i Roxy Music di Brian Eno agli esordi – e pensate alla comunicazione, alla ricerca musicale...

Dopo un lavoro ‘totalizzante’ come quello fatto per questo album, qual’è il fraintendimento che più ti infastidisce...?
Credo che non sia stata capita la complessità delle informazioni contenute in questo lavoro, e l’idea che questo sia un rock che vuole negare se stesso. E’ una musica che esce dal rock’n’roll e avesse esso stesso una punta di critica nei confronti del genere che è costretto a frequentare. Io utilizzo il rock come veicolo, ma non faccio assolutamente rock: questa cosa è molto difficile da comprendere perché in Italia evidentemente non c’è mai stato... Battiato è uno di quelli che ha cercato di fare la stessa cosa e a tratti c’è riuscito. Ha utilizzato il pop come veicolo per non fare il pop, ma per fare ben altro, e ancora oggi è criticato da molti per essersi alleggerito. Invece per me bisognerebbe avere gratitudine per la leggerezza di Battiato, che è il meccanismo che lui ha utilizzato per dire le cose. Quindi ha scelto la forma della composizione pop, e l’ha saputo fare con una padronanza e una lucidità superiore a quanti hanno fatto soltanto il pop. Un giorno ha deciso di fare un disco pop – dopo aver fatto sperimentazioni alla John Cage per dieci anni – e ha venduto un milione e mezzo di dischi...

...chissà se questo ha aiutato i critici ad accettare quella svolta pop, accompagnata da un grande successo...
Eh sì, perché poi c’è anche il discorso della fortuna commerciale. Però non si può giudicare un disco in base a quanto vende o a quanto non vende. Invece nell’ambito di cui sto parlando – la critica specializzata di musica rock in Italia – alla fine ci si occupa spesso soltanto dell’aspetto commerciale, con la risultante che quando un artista non vende risulta già più simpatico. Queste sono discriminanti assurde, secondo me...

Proseguiamo con un altro argomento: ti ho sentito dire da qualche parte una cosa da vertigine, e cioè che ogni canzone di questo album potrebbe essere sviluppata dando vita ad un intero album...non è un po’ forte come affermazione?
E’ vero... ognuna di esse fa parte di un genere diverso, e ci serve a consumare una rottura dei generi che con questa trilogia abbiamo consolidato. con questo disco abbiamo radicalizzato le cose, scrivendo canzoni di genere assai diverso. Diciamo che siamo partiti con delle indicazioni di massima, delle direttive su cui sviluppare il brano: poi naturalmente può sempre succedere che un pezzo non venga terminato, oppure che venga terminato in modo completamente diverso da quello in cui era stato pensato in un primo momento.

Hai anche detto che avete impiegato due anni a fare questo album, ma che sarebbe stato perfetto se aveste avuto altri tre mesi a disposizione...cosa sarebbe cambiato?
Che saremmo riusciti a chiudere più brani, visto che sull’album ce ne sono 16 ma noi abbiamo lavorato su 25 canzoni. Potevamo farli tutti e decidere di ripartirli in due album, di cui il primo sarebbe stato composto dai 16 pezzi di “Zero” e il secondo avrebbe avuto gli scarti, i brani malriusciti, quelli storti, quelli che non riuscivano a quadrare il cerchio, una sorta di “Zero B”.

Già mi immagino le giustificazioni teoretiche per spiegare la presenza del quarto disco all’interno della trilogia ormai conclusa...
Eh no, questo non conclude la trilogia, perché il vero sottotitolo dell’album dice “Ipotesi di epilogo di una trilogia chimica”, per cui l’idea era quella di provare a fare una fine della trilogia, ammesso che la trilogia esista...a volte cerco anch’io le motivazioni che mi portano a considerare quella appena fatta come ad una trilogia, per cui mi sta anche bene che poi tu mi dica che alla trilogia non ci credi poi tanto...

Sai, più che non ci credo io proprio non la capisco, ‘sta storia della trilogia chimica, mi fa pensare alla scuola...
L’idea della trilogia è un bisogno di strutture a monte... sta tutta nella volontà di farla esistere...non sono mica così convinto che esista, per il resto...

La tua poca convinzione a volte emerge senza schermi, come nell’introduzione del tuo libro “Dissoluzione”, in cui ti definisci comunque un non scrittore...
Lo so che sembra un po’ facile mettere le mani avanti, però in fondo è la verità, nel senso che queste sono delle potenziali canzoni che poi sono state raccolte in un libro. Tra l’altro ultimamente mi sono accorto di aver perso i tre quaderni in cui scrivevo le canzoni: dentro quei quaderni c’erano i testi di “Zero”, quelli messi nel libro e un centinaio di altri testi che non ho più e che sono persi completamente. In realtà ho un’ultima speranza, quella di averli chiusi in uno scatolone, ma la sensazione è quella di averli persi per davvero. Quindi non li sto cercando.

E sui testi cosa si può dire?
Che mi sembra di essermi semplificato, soprattutto rispetto ai testi del passato. Se ascolto “Acidi e basi”, che musicalmente mi piace ancora molto per via della sua energia, vivace proprio per il nostro essere agli inizi, trovo i suoi testi ‘acerbi’, anche se alcuni li considerano a volte ancora migliori di quelli di “Zero”. Mi sembra invece di aver migliorato molto la qualità dei testi, di essere cresciuto da quel punto di vista e di utilizzare le parole con tutt’altro peso. Se pensi al testo di “Iodio”, oggi non scriverei più una cosa tipo “la mia vicina che reclama...”, anzi, anche quando la canto mi sembra di fare un pezzo di un altro!

Cosa bolle in pentola adesso per i Bluvertigo?
Un nuovo singolo, “Sovrappensiero”, e un Cd che ospiterà una “Sovrappensiero suite”, gestita però in tempi e modi diversi da quelli della suite ‘ortodossa’. Si tratterà di varie versioni del singolo fatte da noi, come una sorta di ‘autoremix’. Poi ci sarà tutto il corale di Bach che appare alla fine della album version di “Sovrappensiero”, che poi è il pezzo su cui canta Battiato. Infine il nostro nuovo video, diretto da me.

E sul versante concerti cosa succederà?
Partiremo con la seconda parte del tour. Come sai abbiamo messo insieme una strumentazione avveniristica, non usiamo amplificatori ma entriamo direttamente nei computer. E’ stato difficile lavorare su questo sistema, soprattutto agli inizi, anche perché erano gli stessi addetti ai lavori a sconsigliarci quel tipo di approccio. Adesso, grazie ad un gran lavoro fatto da Livio, sono in parecchi a considerare il nostro sistema un’ottima invenzione, e pare che il nostro armamentario live verrà venduto anche a produzioni straniere. Comunque torneremo a fare concerti dal prossimo 2 marzo, credo che partiremo dall’Alcatraz di Milano, e saranno spettacoli più curati nel dettaglio di quelli della prima tranche, che era effettivamente un po’ abbozzata.

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