neffa



Neffa l’ha fatta grossa. Non contento di aver venduto svariate decine di migliaia di copie del suo precedente album NEFFA E I MESSAGGERI DELLA DOPA, dopo aver ipnotizzato yuppies e punkabbestia con le note della sua "Aspettando il sole", il guaglione torna in full effect con un nuovo album intitolato "107 elementi", di sicuro il suo progetto più ambizioso realizzato fino ad oggi. Non tradisca, per l’appunto, il singolo sbarazzino e stiloso "Non tradire mai", cover di "I can’t tell you why", perché l’album è ben più peso, anche se altrettanto pieno di stile. Parola a Neffa, adesso, che chiede il microfono per presentare il disco....

Quanto c’è di ragionato in un album come "107 elementi" e quanto invece è lasciato all’istinto e all’improvvisazione?

C’è molto di ragionato. Io ho fatto il disco con la convinzione di doverlo fare ‘pensato’, perché mi ero accorto che il mio precedente album non aveva tutte le coordinate necessarie per sintetizzare la mia musica. Forse questo era dipeso anche dal fatto che vivevo in un periodo difficile, per cui volevo soltanto musica easy, che mi tirasse fuori dai miei casini.

Ma la tua negatività di quel momento da cosa dipendeva, dalla storia dei Sangue Misto?

Soprattutto da quello ma non nel senso di litigi tra loro, quanto nei rapporti con le case discografiche, con la produzione della musica. Era come se non si riuscisse veramente a fare la musica che volevamo fare, per cui iniziavo ad essere sfiduciato: pensa che avevo "Aspettando il sole" già mesi prima del disco, soltanto che non ci pensavo proprio a fare un album. Invece questo disco qua l’ho fatto con la convinzione di lasciare qualcosa, mi interessava che non ci fossero parole messe lì per caso, e che ogni singolo brano ti comunicasse qualcosa. Poi ci sono anche brani più leggeri, magari, come nel caso di "Freaky funk flow", o altri aspetti della nostra personalità che non ci potevano stare perché altrimenti sarebbe stato un album troppo denso. Magari il prossimo disco lo farò in modo totalmente opposto, andando in studio con i beat e stando a vedere cosa succede.

Rispetto ad altri album della comunità hip hop mi sembra che tu abbia un altro linguaggio totalmente tuo, denso e attento a lasciare la possibilità di interpretare quello che dici...

E’ vero, questa è una cosa che abbiamo imparato dagli americani, perché in questo campo giocare con le parole è la prima cosa che devi imparare a fare. Per il resto, sulla mia originalità, posso dirti che mi ricordo già ai tempi delle scuole media, una volta che mi misi a scrivere sul mio diario una sorta di lettere anarco-sociale in cui mi rivolgevo ai miei compagni di scuola e dicevo, "se siete tutti uguali, io non voglio essere così. Mi potrebbe stare comunque bene, ma io non voglio essere come voi, non può essere tutto qui...". Per cui questa cosa poi si è riflessa nel mio fare musica, nel non volersi ripetere mai, nell’usare parole nuove. Per quello che riguarda il linguaggio sono contento che tu ne faccia un discorso non solo di termini, ma anche proprio di stile di scrittura, perché qui ci sono pezzi come "Guerra e pace" in cui è la poetica a diventare linguaggio, in cui io per dirti quello che voglio ti dico in realtà dell’altro. Da una parte invidio quelli che riescono a essere dannatamente normali nel parlare, io riesco a essere solo così, un po’ "matrioska", scatola dentro la scatola...dipende da quanto hai voglia di capire...

Be’, l’inizio è un po’ traumatico, ma se ti abitui al tipo di poetica poi ti piace molto...

E’ una cosa che facevo già con i Sangue Misto, anche a livello musicale: a volte c’erano cose, tanto di suoni che di parole, che uscivano soltanto dopo diversi ascolti....

Hai detto che il disco precedente era una via d’uscita dal periodo del ‘viaggio prende male’...come consideri questo nuovo lavoro?

E’ una conferma di quella direzione, di un nuovo stato di mente, è un disco di rinascimento nonostante il suo suonare cupo. C’è ancora una volta chiara questa presa di coscienza del male, come punto di partenza per arrivare al bene, devi conoscere il male se vuoi arrivare al bene, non puoi sfuggire alle tue paure e ai tuoi dubbi. Per cui credo che anche un pezzo come "Guerra e pace" da questo punto di vista sia molto importante, perché sottolinea l’aspetto di lotta necessaria che c’è per arrivare ovunque tu voglia andare, anche soltanto se cerchi un po’ di benessere personale. Ci saranno sempre degli avversari, compreso il fatto che tu possa trovarti a lottare contro una parte di te. E’ un percorso mio personale, perché adesso guardandomi alle spalle riesco a vedere perché sono qui e qual è la strada che ho fatto prima. Mi sono mosso con un po’ più di autoindulgenza nei miei confronti e ho guadagnato sicurezza. Perché tanto la vita ride di te. Come ha scritto Umberto Eco sul "Pendolo di Foucault", la vita è un enigma beffardo, ride di te in ogni caso, è inutile stare lì a soffrire. Tu cerchi di capire, stai lì a spremerti il cervello e in realtà perdi tempo per arricchirti come persona. L’obiettivo che mi sono posto nasce dal fatto che ho capito che tutti noi cerchiamo di riempire il vuoto che ci deriva dal non sapere, e allora cerco di vivere sfruttando le possibilità di arricchirmi, privilegiando dei rapporti umani, senza dover correre e non fermarmi mai, oppure smettendo di trattarmi male. La musica, da questo punto di vista è un po’ come una disciplina zen, e questo è particolarmente vero nell’hip hop, dove la comunità ha una sua importanza, e permette, nell’individualismo, di essere comunque in tanti, di raffrontarsi di continuo con altre persone. E’ importante percepire il cambiamento, il fatto che vita e morte sono due parti dello stesso tutto. Chi non capisce che tutto cambia è un pazzo senza futuro né passato e con un presente confuso. Nel disco c’è tutto questo, c’è la presa di cognizione di tutti i demoni che ti impediscono di vedere quello che è veramente.

C’è stato un periodo in cui hai cercato di evitare questo scontro con il ‘male’, con le tue negatività?

Certo, è stato proprio il periodo in cui avevo scritto "Aspettando il sole". Ho passato dei mesi nella casa dove abitavo con i miei in cui mi alzavo e non sapevo come passavo tutta la giornata. Magari guardavo dalla finestra e pensavo, "cazzo, mi piacerebbe avere un campionatore per fare della musica", ma qui ero già in una fase ‘propositiva’, perché per il resto, magari, non riuscivo neanche a finire i miei pensieri. Pensavo solo che fuori da casa mia chissà quante cose stavano succedendo...il libro "Il pendolo di Foucault" mi ha fatto vedere delle cose che non riuscivo a vedere. Per il resto, avendo predicato il male per il male come avevo fatto io per un certo periodo, mi sono reso conto che se è il male che vuoi, è il male alla fine quello che avrai. Con i Sangue Misto, poi, quello che veniva fuori era musica dura, ma al tempo stesso era anche un grido d’aiuto. Tutti noi abbiamo avuto dei problemi dopo quel disco...ad esempio io, che ero uno che aveva sempre accusato la mia famiglia di tutte le mie sfighe, mi sono ritrovato ad assistere ad una situazione per cui o la mia famiglia andava a puttane o la tenevo in piedi io: un bel contrappasso, no? Comunque, anche se è stata dura, sono iniziate lì tutte cose che poi mi hanno fatto cambiare la vita...

C’è una storia d’amore in questo disco?

Beh, c’è la conferma del rapporto con una persona che mi ha dato parecchio e mi ha sicuramente permesso di arrivare a vedere anche queste cose. E’ stata una situazione in cui io mi sono ritrovato a dare e a provare il piacere di dare, per cui un’esperienza che ha aggiunto molto senso alla mia vita di allora. Questa cosa mi ha dato la possibilità di vedere con chiarezza cose che mi sembravano labirinti inestricabili.

Quanto ti coinvolge invece la dimensione politica delle cose?

Se la solidarietà appartiene alla cultura di sinistra è una cosa che non posso non appoggiare. Comunque io posso avere le stesse motivazioni della gente, ma non gli stessi pensieri, soprattutto quando le idee diventano solo dei regolamenti, così come la religione: se diventano solo i dieci comandamenti non ci siamo, perché io ho bisogno di una religione che mi insegni il dubbio, che mi insegni la perfidia, non che io non devo scoparmi la tua donna, perché se io sono tuo amico non lo farò comunque mai...

Quanto pensi che sia dannosa l’autoreferenzialità nell’hip hop: alla fine non è stancante sobbarcarsi tonnellate di pezzi in cui uno passa il tempo a dire che lui è meglio degli altri?

Beh, anche qui dipende da come lo fai. Per me ad esempio è stata una cosa importante, perché mi ha dato la possibilità di vedere che certe cose che io sapevo fare e che mi sembravano normali, alla fine non erano normali per niente. Così lo scontro o anche soltanto la competizione con altri MC ti da la possibilità di conoscerti meglio. Certo è che c’è stato un periodo in cui ero avvelenato, perché quando vedi gente che non ne sa molto vendere dischi e tu magari resti al palo pur sapendo fare cose molto migliori di loro, la cosa non è che ti faccia piacere. Oggi però sono molto più rilassato, perché sono riuscito a conquistarmi un mio spazio...ma la competizione è una cosa comunque importante...

I Sangue Misto faranno un altro album?

Sì, penso di sì. Non so ancora dirti quale sarà la formazione, se saremo soltanto io e Deda o se ci sarà anche Graff. So che noi lo vogliamo fare, adesso. Lo stesso evolversi delle cose ha fatto sì che Graff si sia un po’ staccato, ma non è detto che non ci si ritrovi...il problema è capire cosa vuole fare lui. Se vuole rappare le cose si fanno difficili, perché tre rapper per i Sangue Misto sono sinceramente troppi...se continua a fare il dj le possibilità di fare un disco insieme sono maggiori...

Una piccola provocazione: fai tanto il rivoluzionario della musica, critico nei confronti della scena musicale pop, e poi fai un singolo che è una cover degli Eagles con uno - bravo per carità - che canta come Alex Baroni...tutta qui la rivoluzione?

Ma questo è il vero soul, non quello che viene sbandierato a Sanremo! Io non posso cambiare il tuo parere, ma ti dico come la penso...sono un amante della musica totale. Sono arrivato nell’hip hop grazie alla musica e probabilmente uscirò dalla forma dell’hip hop sempre a causa della musica. Dopo di che, posso dirti che quello è un pezzo che può arrivare a chiunque, e la valenza politica della musica è di essere popolare, di poter arrivare a qualsiasi persona. Neffa nel mondo è rappresentato da una canzone così, che suona bene, che ha un bel testo, che è cantata bene, e che può essere apprezzata da chiunque. Pensa a tutti quelli che fanno la loro vita, fattorini, impiegati, commessi, che per quattro minuti si astraggono e ascoltano una canzone entrandoci dentro. Secondo me è bellissimo....

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