OZZY



Re delle tenebre, sacerdote di Satana, insieme a Toni Iommi leader dei Black Sabbath, gruppo che più di ogni altro aveva saputo unire nell'immaginario del pubblico i due concetti di 'musica' e 'diavolo'. Stravizi, trasgressioni, dipendenze, fino ad una nuova vita 'pulita', se così si può dire. Ma Ozzy Osbourne non si dimentica del passato, e torna adesso con un greatest hits che fa da apertura ad una nuova, ennesima ricostituzione dei Black Sabbath....

Eccolo, the Ozzman. Viene avanti tutto vestito di nero, con innumerevoli
crocifissi dorati (o d'oro? Potrebbe anche essere) al collo, anelli improponibili, parecchi bracciali e le lettere O, Z, Z, Y tatuate sulle dita. Appoggiati sul naso, occhialetti scuri come quelli del Dracula di Coppola. Ma sarà che è mattina, sarà che è lontano dal palco, sta di fatto che Ozzy Osbourne attualmente ricorda più Renato Zero che Dracula. "Sono una persona normale, ho una famiglia, una mia vita. E di mestiere faccio il musicista", dice, con l'aria di chi da quasi trent'anni cerca di spiegare questo concetto ai giornalisti del mondo. Prima di addentrarci nell'intervista, un importante avvertimento. Sia detto non a detrimento del vecchio Ozz (ma forse anche ai fans la cosa non suonerà strana - dopotutto, parte del suo mito è legato al fatto che ha lavorato come macellaio), ma Ozzy non è un oratore nato. Questo deriva in parte dalla sua parlata cockney da "borgataro" inglese, ma anche da una apparentemente ridotta brillantezza intellettuale. Oh, sia chiaro che noi stiamo dalla sua parte: i professorini del rock non ci sono mai piaciuti, e poi quelli come Ozzy sono necessari. Comunque, strappargli le risposte rimane un'impresa non facile, e tradurle pure...

Ozzy Osbourne è un tranquillo signore di 50 anni, rilassato e molto probabilmente fisicamente ripulito (merito della moglie, sua manager), con qualche chilo in meno rispetto all'immagine consueta, quella post-Sabbath. Ah, pardon: sarebbe meglio dire "nell'intervallo da solista". Perché la lieta novella che Ozzy è venuto ad annunciarci è che il gruppo si riforma.
"Già. E con tutti i membri originali. Faremo due concerti a Birmingham il 4 e il 5 dicembre".

Come mai solo due date e tutte e due a Birmingham?
"Beh, pensavamo di tastare il terreno, e vedere anche tra noi come sarebbe andata. Ma abbiamo avuto una tale richiesta che forse aggiungeremo qualche data in tutta Europa e anche in America. Ma al momento non c'è ancora niente di definito. Cominciamo a vedere come vanno questi".

Sarete solo voi sul palco o ci sarà qualche musicista in più?
"No, solo noi. Saremo io, Toni Iommi, Geezer Butler e Bill Ward. Nessun altro sul palco".

Come mai avete deciso di tornare insieme?
"Perché la gente non faceva che chiedercelo, immagino. E non soltanto i nostri fans: ogni intervista si concludeva con la domanda: "Pensi che sia impossibile una reunion del gruppo?" Non so loro, ma io rispondevo: "Beh, forse, non credo, e non saprei perché". Però si vede che domanda dopo domanda abbiamo cominciato a pensarci su sia io che loro. E alla fine, eccoci pronti al grande ritorno. Beh, c'è da dire che lo fanno tutti prima o poi, no? Quasi tutti i gruppi in un modo o nell'altro sono tornati insieme".

Tu intanto hai preparato una raccolta, questo "The Ozzman cometh". Un disco di successi, cui è allegato un disco "bonus" che contiene due inediti e un'intervista. A proposito, come mai hai scelto un'intervista del 1988?
"Davvero? Non ne so niente. E' stata una scelta della casa discografica, non certo mia. E chi mi ha fatto questa intervista?"

Beh, se non lo sai tu. La vuoi sentire?
"Oh, magari dopo".

Comunque, un greatest hits è anche un'occasione per fare il punto sulla propria carriera, no? In particolare, nel tuo caso si tratta anche di fare il punto su un modo di essere, di proporsi alla gente, in particolare ad alcuni giovani che ti prendono come riferimento. Non hai la sensazione ogni tanto di avere qualche responsabilità per certi comportamenti spiacevoli?
"Ehi, io non istigo la gente a fare nulla. Voglio dire, il mio è un gioco. C'è gente che con grande serietà fa fare alle persone cose molto spiacevoli, e non lo fa con delle canzoni, ma con il potere, no?"

Sì, ma tu e i Black Sabbath a ogni piè sospinto avete tirato fuori Satana e le messe nere.
"Lo considero una parte del mio lavoro. So quel che faccio: quel che faccio è intrattenimento. Niente di più".

Un sacco di gente fa intrattenimento, ma senza parlare di morte e di dannazione.
"Io credo che più che altro i nostri testi diano qualcosa da fare alle chiese evangeliche. Poi tutto finisce lì".

Ma come riesci allora a diventare quello che sei sul palco, ad avere questa immagine di sacerdote del demonio? Come fai a crederci e ad essere credibile?
"Quando sei sul palcoscenico ti trasformi, tiri fuori una parte nascosta di te. Credo che sia quello che fa ogni artista. Se di mestiere facessi il clown e girassi per strada con un grosso nasone rosso verrei considerato un pazzo e rinchiuso".

In ogni caso, sei stato spesso accusato di traviare i ragazzi...
"Accusato, certo; anche dal punto di vista legale".

E come è andata finire?
"Fino a questo momento bene, fortunatamente; in fin dei conti, le leggi non sono così stupide da mettere qualcuno in galera per una canzone. In ogni caso non ho la paranoia di vivere con il terrore che qualcuno si suicidi perché ha sentito una mia canzone, né mi preoccupo quando bussano alla mia porta. So che non può essere la polizia. Perché sono proprio un tipo a posto, ora, sai" (sorride ironico)

Qual'è allora la canzone con cui più ti identifichi?
"'Goodbye to romance'. E' la canzone che si avvicina di più a quello che credo".

Sempre parlando dei tuoi successi e di "The Ozzman comes", in esso compaiono due pezzi inediti, "Fairies wear boots" e "Behind the wall of sleep", prese dai tuoi "Basement tapes" del 1970, ma anche le due versioni di "Black Sabbath" e "War pigs" provengono dal tuo archivio personale.
"Sì, sono in possesso di molte registrazioni come queste, coi Sabbath e senza. Quasi tutto è a livello di pre-edit. Forse un giorno penserò a sistemare tutta quella roba inedita. Ma mi ci vorrà un sacco di tempo. Questi che compaiono sul disco erano i pezzi messi meglio".

Quando i Black Sabbath sono usciti con pezzi come "War pigs", rappresentavano qualcosa di veramente estremo. Io credo che facessero ai genitori lo stesso effetto che probabilmente fanno oggi i gruppi speed-trash ma anche i Prodigy. Cosa pensi delle tendenze musicali di oggi, le segui?
"Sì, ho sentito i Prodigy, non sono male, ma è difficile dire se dureranno nel tempo. Bisogna vedere se tra dieci anni i loro pezzi saranno diventati dei pezzi con cui le band di allora si confronteranno. Non si può dire. Tutto va molto veloce. Comunque, neanche noi all'epoca sapevamo che stavamo componendo dei futuri classici, quando facevamo 'War pigs' o 'Paranoid'".

Viceversa, in giro ci sono un sacco di tuoi coetanei che reggono ancora. C'è una tale richiesta della musica dei vecchi gruppi che quelli che possono riunirsi lo fanno, quelli che non possono pubblicano dischi con la voce dei loro compagni morti, tipo Doors o Beatles; altri invece pubblicano cofanetti di rarità tipo Led Zeppelin. Da cosa pensi che dipenda?
"Io credo che il pubblico voglia semplicemente buona musica. E rispetto alla confusione che c'è in giro, anche la confusione di bands che arrivano e spariscono e promettono e poi non mantengono, alla gente faccia piacere trovare gente che ha dimostrato il proprio valore in anni di carriera. Voglio dire, i dischi rimangono lì. Oggi nessuno si ricorda delle chiacchiere che io o altra gente tiravamo fuori all'epoca. Ma i dischi sono rimasti. In giro oggi c'è veramente di tutto. E la gente è confusa".

Quando avete iniziato, che tipo di musica ascoltavate? Il suono dei Black Sabbath era esattamente quello che avevate in mente? Da dove proviene, secondo te?
"Noi ascoltavamo John Mayall o gli Yardbirds, che poi non a caso sono sfociati nei Led Zeppelin. Sentivamo musica nera suonata da bianchi. La musica che abbiamo fatto coi Black Sabbath ha le radici in quel periodo, in quel tipo di musica. Se senti War Pigs, probabilmente non è che un blues. Suonato in modo un po' particolare, certo".

Qual'è invece il tuo giudizio sui dischi che i Black Sabbath hanno fatto senza di te?
"Non li ho seguiti con particolare attenzione. Ero preso dal mio lavoro, facevo i miei dischi".

Per quale motivo vi siete sciolti?
"Problemi manageriali, problemi di droga, problemi di alcool. Alla fine nessuno di noi pensava di più alla musica. Ricordo che ogni singolo giorno ero fatto o ubriaco. E gli altri non erano da meno".

E per finire, un ultima battuta. Qualcuno gli fa i complimenti per i notevoli capelli, più da ventenne che da cinquantenne.
"Ah, grazie. Sarà stato merito della droga".

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