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Michele Bitossi
La prima volta che ho avuto il piacere di parlare al telefono con Michele Bitossi per intervistarlo sull’ultimo album dei suoi Numero6, “I love you fortissimo”, dopo cinque minuti già parlavamo di calcio. Avevamo iniziato la telefonata più che bene direi: “Mi piace molto la vostra musica”, “Ah ok, allora noi ti facciamo schifo…”, “No, be’, non saprei. A parte che in copertina ho il bollino SIAE appiccicato sulla faccia di uno di voi, quello seduto con la chitarra…”, “Ah sì, sono io”.
 

Pronti via, direi niente male come esordio. Le battute successive sono scivolate morbide, fino a che Michele non mi ha avvisata che realizzerà un progetto solista, con un nome e un titolo del disco che fanno riferimento al mondo del calcio: “Per tenere il filo con la mia grande passione, il Genoa. Ricordo ancora quando mio padre mi portò in curva la prima volta”.

Da lì in poi la telefonata ha preso una piega sportiva. Io ho ammesso la mia “gobbaggine”, juventina fino al midollo, lui, diplomaticamente, mi ha detto quanto gli facciamo schifo.
Palla al centro, l’intervista ricomincia e prosegue come ci conoscessimo da tempo.


Sono andata a sentire i Numero6 nella loro data milanese a La Casa 139.
Stessa scena. Finisce il live e mi avvicino a Michele (nel frattempo avevo staccato il bollino SIAE dalla copertina…), mi presento e mi complimento con lui. Dopo due chiacchiere sul concerto, si ricomincia: “Non sai quanto ho goduto quando vi si è infortunato Toni” (Luca Toni, punta del Genoa, passato alla Juventus durante questo campionato, ndr), mi dice lui. “Mah, che vuoi che ti dica, se ve lo tenevate ci facevate un favore”, rispondo io.


Ecco. Non so quanti di voi stiano ancora leggendo o si siano annoiati a sentir parlare di calcio (da una femmina, gobba per di più), ma questo è per spiegarvi quanto Bitossi e tutti i suoi progetti musicali, dai Laghisecchi ai Numero6 passando per i Nome, rispecchino esattamente il suo stato d’essere: semplice, con i piedi per terra ma la testa tra le nuvole, cinico quanto basta, amaro se serve, attento alle parole, poco modesto, autoironico, per nulla paraculo o snob.
Tutti questi ingredienti sono perfettamente miscelati nelle sue canzoni, che da tempo ormai compone insieme al suo fidato compagno di avventure Stefano Piccardo. Sul palco versa sudore e parole che si rincorrono, mai messe lì a caso, cercando di farle ben capire al pubblico, perché se dei Numero6 non ascolti anche i testi, le favolose melodie che mettono in piedi, reggono un po’ di meno nel tempo.
Perché è questo il bello di Bitossi e soci, il modo nel quale raccontano le cose e le cantano e le suonano. Capolavori del loro ultimo disco “I love you fortissimo” sono – per esempio – canzoni come “Wimbledon”, “Più di un’esigenza”, “Dell’inadeguatezza”, “Chiederti scusa” (del quale ci vediamo il nuovo videoclip) e il primo singolo estratto “Maledetta”. Non lasciateveli scappare i Numero6, e se ancora non avete approfondito la loro coscienza, fatevi sotto.

 

 

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