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"Collera rabbia dolore malversità, nervi a pezzi prurito
alle mani": per iniziare a parlare de Lo Stato Sociale utilizzo
una frase di Michele Botossi dei Numero6 per farvi rendere l'idea
di quello che
mi hanno procurato i primi ascolti dell'album "Turisti
della democrazia", ideale seguito dell'Ep "L'amore ai
tempi dell'Ikea" uscito nel 2011. Quando ho ascoltato per la
prima volta il disco l'ho amato subito: i brani che lo compongono
sono ben fatti, i suoni sono pieni e compatti, su di giri e dalla
melodia facile ed azzeccata, con la capacità di dire cose
anche interessanti, quasi fossero un incrocio tra i Selton di "Banana
alla milanesa" e i Carpacho. Con ospiti gente come Nicola Manzan,
Toto de I Camillas e Matteo Romagnoli (fondatore di Garrincha Dischi,
etichetta per cui esce "Turisti della democrazia"), i
cinque ragazzi di Bologna che hanno formato la band tre, quattro
anni fa, quasi per gioco, rinchiusi in una sala prove a consumare
birra, hanno confezionato un album degno di nota, cosa ben difficile
in un momento come quello attuale in cui le produzioni si moltiplicano
e i dischi piovono da cielo (ma non c'era la crisi?) creando l'effetto
quantità vs. qualità.
Le canzoni hit del disco saltano all'orecchio sin dal primo passaggio
e sono quelle che forse alla lunga convincono di meno, specialmente
"Mi sono rotto il cazzo", divertente e irritante allo
stesso tempo (e non mi riferisco alla frase "mi sono rotto
il cazzo della critica musicale", anche perché la critica
di cui parlate voi non è di certo quella che interessa a
me) mentre "Sono così indie" è discutibile
(perché vorrei vedere le fidanzate e gli amici dei cinque
componenti de Lo Stato Sociale
come vanno in giro vestiti
)
ma senza dubbio ha un melodia immediata e contagiosa, adatta a diventare
un tormentone durante i concerti (anche lì vorrei vedere
le ragazzine dei loro concerti: come minimo saranno il prototipo
di quello che loro stessi denunciano nelle canzoni).
Insomma: Alberto Albi Cazzola (basso e voce), Francesco Checco Draicchio
(synth), Lodovico Lodo Guenzi (voce, bellissima voce, chitarre,
piano e synth), Alberto Bebo Guidetti (drum machine, synth e voce),
Enrico Carrot Roberto (synth, cori) hanno confezionato una primo
Lp da far girare la testa, inizialmente quasi da basso profilo (anche
il packaging non è super raffinato o super colto come spesso
accade nella scena alternativa), nascondendo - senza troppi veli,
in realtà - una buona capacità di scrivere belle canzoni
di facile consumo.
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