Vengono da San Francisco, prendono
il nome (storpiandolo) da un epico brano "fanta/hippie" firmato David
Crosby, Stephen Stills e Paul Kantner, si fanno fotografare come i Grateful
Dead con le piramidi sullo sfondo o sulle scale di una casa vittoriana
(probabilmente proprio "quella" casa, al 710 di Ashbury Street), sfoggiano
barbe e capelli lunghi. Sono tornati i freaks e l'acid rock, nella
Bay Area? Gli emuli di Jerry Garcia e di Crosby, dei Jefferson Airplane
e dei Quicksilver Messenger Service? Non proprio: Frisco, che nei Sessanta
era il centro dell'universo, anche musicale, oggi è piuttosto un hub
per i santoni di Internet e della tecnologia, e la sua scena musicale
manda deboli segnali in codice che non tutti sono in grado di decifrare.
I Wooden Shjips, un quartetto di neofiti che pure gode già di un piccolo
culto anche in Italia, non fanno eccezione, e nuotano volutamente sotto
il pelo delle fredde acque del Pacifico. Inizi carbonari, con un 10 pollici
white label distribuito gratuitamente in trecento copie ai primi
adepti e qualche 45 giri destinato solo ai fedelissmi. Poi il debutto
sulla lunga distanza (si fa per dire: 35 minuti circa) con una piccola
ed esoterica etichetta discografica il cui nome è tutto un programma:
Holy Mountain, Montagna Sacra. Prima, durante e dopo, concerti in lungo
e in largo per la California e gli Stati Uniti, poi in Scandinavia, Francia
e Germania (visitate anche in questi giorni). Infine, i primi attestati
di stima su blog e riviste a diffusione internazionale (Siltblog, Wire,
Rolling Stone), le prime semistroncature (Pitchfork gli affibbia un 5,4
al secondo album "Dos" rimandandoli a settembre). "La ferocia concentrata
di questi sballati ci arriva attraverso la teutonica follia chitarristica
anni Settanta dei Guru Guru e la ripetitivtà provocatoria dei Velvet Underground"
(così l'illustre David Fricke su Rolling Stone). Già, perché la loro musica
ha poco o nulla a che vedere con le dolcezze West Coast dei succitati
paladini dell'acid rock. Richiama piuttosto il suono garage e visionario
dei 13th Floor Elevators di Rocky Erickson (con cui hanno condiviso anche
qualche palco), il garage stile "Nuggets" (ma con meno agganci al formato
canzone), i Can e il tenebroso "space rock" degli Hawkwind. Ripetizioni
ossessive, dilatazioni senza limiti, Farfisa fluttuanti, chitarre sature
e perennemente in feedback. Un'atmosfera da "sesso e morte nel
deserto" (così un altro recensore) nello stile delle cose più stravolte
dei Doors, e se proprio si vuole parlare di Garcia bisogna rilasire ai
Warlocks pre-Dead, band residente nei famosi acid tests organizzati
da Ken Kesey e i suoi Merry Pranksters. Musica non destinata alle masse,
questo è sicuro. A meno che si realizzi il vecchio sogno folle di Kesey
e compari, inondare il sistema idrico delle città con una massiccia dose
di Lsd.
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