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Joni Mitchell,
Rock
E’ un segno dei tempi anche questo. Dopo essersi addentrata nei canyon del libero genio jazz dando del tu a Mingus ed insegnando qualche cosetta a Metheny e Pastorius, Joni accantona il “pork pie hat” e indossa l’abito da gran sera, per essere accolta alla corte delle sofisticate interpreti. Per scelta dei brani e dell’orchestra (la London Symphony Orchestra, nota per certe aggressioni nazionalpopolari a partiture ricavate da Beatles, Queen e Stones), non viene fatto di pensare a Billie Holiday, ma a “Am I not your girl?”, ridondante album di “classici” tentato da una Sinead O’Connor improbabile “torch-singer”. C’è, in questo tipo di scelte, quasi sempre una sorta di piccolo grande disgusto (dichiarato, nel caso della veterana canadese, nonostante il pregevole “Taming the tiger” non rivelasse altrettanto pessimismo) per la musica contemporanea, una voglia di chiamarsi fuori e godere della luce passata mentre gli altri si affannano ad illuminarsi con i display dei telefonini. La Signora annuncia ulteriori passi in questa direzione più orchestrale che jazz: a questa raccolta costituita soprattutto da “cover” dovrebbe seguire un album con un maggior numero di suoi brani riarrangiati - qui, compaiono solo “Both sides now” e “A case of you”.
Esercizi di stile? Non solo, perché la Signora canta veramente bene, senza forzare mai, senza gli appunti presi a scuola di canto come le sue colleghe più giovani. Ma la voce di Joni rimane la cosa che più fa innamorare in un album che, pur girando attorno a un ideale di romanticismo, ricorda i film di Woody Allen in bianco e nero, con tanto di Gershwin in sottofondo. Struggimento per un mondo sognato e impossibile, ideale nostalgico che equivale a un lamento. Il risultato è un album che piacerà agli amanti della Signora e a qualche raffinatissimo in cerca di sofisticherie. Ma non sono una “Stormy weather” o una “At last” affrontate con la bravura della studentessa abituata ai 30 e lode, che fanno della Mitchell l’artista unica che conosciamo. Il sorriso torna, però, a pensare alla piccola civetteria con la quale “l’inquieta figlia di Don Giovanni” inserisce i propri pezzi come capolinea ideale di una tradizione: come dire, dopo Billie Holiday ed Etta James, Joni Mitchell. Glielo concediamo - cosa che non faremo tra 20 anni, quando qualcuno metterà questa idea in testa a Whitney e Mariah...
Tracklist:
“You're my thrill”
“At last”
“Comes love”
“You've changed”
“Answer me, my love”
“A case of you”
“Don't go to strangers”
“Sometimes I'm happy”
“Don't worry about me”
“Stormy weather”
“I wish I were in love again”
“Both sides now”
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