TAGS: Air, Elettronica, THE VIRGIN SUICIDES - SOUNDTRACK

“The dark side of the moon safari”. L’hanno definita così, Nicolas Godin e JB Dunckel (i due musicisti che danno vita al progetto Air) la colonna sonora scritta per il film di Sophia Coppola (“The virgin suicides”). La parte oscura di “Moon safari”. Una descrizione che in un solo colpo sintetizza e la virata verso atmosfere dark e l’avvicinamento sempre più deciso a certo prog rock degli anni 70 e, in particolare, a sonorità, passaggi melodici e dilatazioni che fanno giusto pensare ai Pink Floyd e alla loro “parte oscura della luna”. Il nuovo disco di Air è proprio questo: un album che, sia pur nascendo come un progetto minore e non come un disco ufficiale è pur sempre, a detta degli artisti stessi, una naturale evoluzione che rispecchia ciò che sarà il prossimo album (data ipotizzata di uscita: fine 2000). Non solo: “The virgin suicides” è un lavoro che, nonostante abbia dovuto far fede ai ritmi visivi di un film e ad una storia definita “agrodolce” (quella basata sul libro omonimo di Jeffrey Eugenides), risulta molto più “trasgressivo”, fuori dagli schemi, in una parola “in progress”, come mai erano stati i brani precedenti di “Moon safari”. Prog e atmosfere dark quindi. Ma non solo. Ancora più organicità è un altro must per gli Air di oggi. Sembrano ormai lontane infatti le sonorità digitali, in odore di elettronica, ambient e chill out music, che avevano attraversato le ballate “lunari” di “Moon safari”. A queste sonorità Air hanno sovrapposto una vera sezione ritmica (basso + batteria, quest’ultima suonata da Brian Reitzell, batterista nell’ultimo tour degli Air nonché consulente musicale del film), optando poi per un uso sempre più diffuso di tastiere vintage (moog, soprattutto). Il tutto per avvicinarsi agli anni 70 (periodo in cui si svolge la storia di “Virgin suicides”). E i brani contenuti nella colonna sonora danno ragione agli Air. L’avvicinamento alla “parte oscura della luna” ha dato i suoi frutti. Ascoltare la bellissima ballata di “Playground love” (un pezzo che avrebbe potuto scrivere Luke Haines degli Auteurs in uno dei momenti più ispirati), l’epicità di “Cemetary party” o la delicatezza pop psichedelica di “High school lover” (perfettamente bilanciata tra reminiscenze beatlesiane e psichedelia alla Pink Floyd) per credere.

TRACKLIST
“Playground love”
“Clouds up”
“Bathroom girl”
“Cemetary party”
“Dark messages”
“The world hurricane”
“Dirty trip”
“High school lover”
“Afternoon sister”
“Ghost song”
“Empty house”
“Dead bodies”
“Suicides underground”






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