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Molotov,
Rock
Un brusco cambio di produzione caratterizza questo nuovo album dei Molotov, e rende il quartetto messicano più vicino a certe atmosfere sabbatiche già espresse dai brasiliani Sepultura piuttosto che ancora orbitante nell’ottica crossover espressa nel primo album del gruppo, “¿Donde jugaran las niñas?” (v. archivio recensioni Rockol). Merito di un cambio parziale di produzione, che ha portato il gruppo ad affidarsi alle cure di Mario Caldato Jr., trascurando il lavoro brillante svolto in precedenza per i Molotov da uno dei grandi nomi del latin rock, Gustavo Santaolalla, qui presente solo in tre brani. L’aspetto mefistofelico, però, non dura per tutto il tempo del disco, anzi: ad una prima parte decisamente ‘hard’ segue una seconda parte progressivamente più morbida e frequentabile, con brani addirittura radiofonici in senso tradizionale (è il caso di “Undertow”). Con successivi ascolti, poi, questa pronunciata differenza si assottiglia per essere assorbita dal contesto generale del disco, come il precedente un vero condensato di energia ed esuberanza. Testi vigorosi, al limite dell’oscenità – del resto da un gruppo che aveva esordito con un pezzo intitolato “Scopa tua madre” cosa è lecito aspettarsi? – in ogni caso sempre espliciti, atti d’accusa sociale prima ancora che politica, perfettamente calati nell’ottica anarcoide di un gruppo come i Molotov. “No manches mi vida”, “Polkas palabras”, “Kuleka’s choice”, “Paràsito” sono soltanto alcuni dei momenti migliori di un album fitto di riff come un fuoco di fila, godibili su disco ed entusiasmanti dal vivo, come ha dimostrato il recente concerto milanese (Binario Zero stracolmo, canzoni a memoria, pubblico scatenato, pavimento scivoloso per la condensa del fiato). I Molotov hanno sufficiente reputazione per diventare un caso, sufficiente stoffa artistica per soddisfare chi comprerà il loro disco, più che sufficiente dimestichezza dal vivo per travolgere chi dal loro show si aspetta emozioni forti. Dopo “Apocalypshit” è il momento di battere il ferro e giocare il tutto per tutto.
TRACKLIST
“No manches mi vida”
“Karmara”
“Polkas palabras”
“Step off”
“Apocalypshit”
“Nero”
“Kuleka’s choice”
“Rastaman-dita”
“Paràsito”
“Undertow”
“Exorsimio”
“Let it roll”
“El mundo”
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