TAGS: Kelly Joe Phelps, Rock, SHINE EYED MISTER ZEN

Se i suoni elettronici e meccanici sembrano aver ottenuto il monopolio della musica popolare moderna, esistono ancora personaggi che affidando le proprie canzoni ad una chitarra acustica e a poco altro riescono a lasciare segni profondi d'emozione e di calore. Kelly Joe Phelps è uno di questi e, pur non avendo mai rinunciato ad una delle forme più essenziali che la musica conosca, è con “Roll away the stone” e con “Shine eyed mister zen” che si è dimostrato uno dei più validi della tradizione e dei concetti blues. Soprattutto nel recente “Shine eyed mister zen”, disco in cui il suo songwriting, il suo modo di scrivere le canzoni e di interpretarle, e la sua tecnica chitarristica sembrano essersi uniti per creare atmosfere magiche, uniche. Undici canzoni cantante con un soffio d'anima: sono tutte da cogliere con un ascolto che non ammette distrazioni ma spiccano “River rat Jimmy”, “Dock boggs country blues” e la sua versione della tradizionalissima “Goodnight Irene”, che diventa quasi una specie di gospel per voce e chitarra. Tutto da ascoltare il suo modo di suonare la chitarra: sembra essere un'evoluzione diretta, senza mediazioni, senza trasformazioni, di quel Delta blues da cui tutta la musica pop (almeno come la conosciamo oggi) è cominciata. Arpeggi velocissimi, lo slide che stride sulle corde, vibrazioni che sembrano non tenere conto di alcuna legge fisica. Magico, in un certo senso: per questo, “Shine eyed mister zen” è un disco che conferma Kelly Joe Phelps tra i talenti più interessanti che il blues abbia a disposizione oggi e per il futuro. Tra l'altro dura quasi un'ora ed è inciso stupendamente: ecco a cosa serve la tecnologia.

TRACKLIST
“The house carpenter”
“River rat Jimmy”
“Hobo's son”
“Katy”
“Wandering away”
“Dock boggs country blues”
“Capman bootman”
“Train carried my girl from town”
“Piece by piece”
“Many a time”
“Goodnight Irene”






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