TAGS: BAD LOVE, Pop, Randy Newman

Se un attacco come “Questo è uno dei dischi dell’anno” vi può sembrare scontato o trionfalistico, fate finta di non averlo letto. Se proseguire dicendo che con “Bad love” Randy Newman firma un “consuntivo della sua vita artistica” di certo non vi entusiasma o, peggio, vi fa pensare che il rapporto che corra tra chi scrive e la casa discografica dell’artista in questione sia ‘lubrificato’ da ben valide motivazioni, passateci pure sopra. A ben pensarci, sono definizioni un po’ di maniera, che possono lasciare il tempo che trovano anche all’interno di una recensione. L’importante è che non tralasciate di ascoltare per davvero questo disco, in cui Randy Newman ha messo, per l’ennesima volta, tutto se stesso. In “Bad love” troverete non solo l’autore pop (“Shame”, “The one you love”), ma anche il fine compositore di colonne sonore e di musical (“My country”, “The great nations of Europe”), il conoscitore di jazz e vaudeville (“Better off dead”, “I want everyone to like me”) e l’artefice di momenti intimi degni della migliore canzone americana (“Everytime it rains”, “I miss you”, “Going home”). Incontrerete ancora una volta personaggi stravaganti e un po’ alienati, alle prese con varie forme di bad love, che sia quello tutto televisivo di “My country” o quello poco dignitoso del vecchio potente per la young&pretty di turno raccontato in “Shame”, quello autoreferenziale e tipico dell’enterteinment che esplode in tutta la sua carica satirica in “I’m dead”, o quello che si vive nel ricordo in “I miss you”. Ottimamente prodotto da Mitchell Froom e Tchad Blake, “Bad love” è un album di perfetto songwriting, composto da 12 gioielli tutti dello stesso valore, per forgiare i quali sono necessarie capacità da grande artista. In un solo album Newman ripercorre un po’ per gioco, un po’ per necessità, tutta la sua carriera musicale incrociandola con la storia della canzone americana degli ultimi 50 anni, e da questo doppio scambio di binari viene fuori un disco lieve e perfettamente limato, anche se pieno dell’originalità fuori dai canoni che del suo autore rappresenta il marchio di fabbrica. Vi chiedete se si può scoprire un autore quando ormai ha 56 anni? La risposta è sì, se non lo conoscete: perché Randy Newman è già un classico e con questo disco lo diventerà ancora più.

TRACKLIST
“My country”
“Shame”
“I’m dead (but I don’t know it)”
“Every time it rains”
“The great nations of Europe”
“The one you love”
“The world isn’t fair”
“Big hat, no cattle”
“Better off dead”
“I miss you”
“Going home”
“I want everybody to like me”






Rockol - La musica online: news, concerti, artisti, classifiche, vendita biglietti cd dvd musicali