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di Paola De Simone

Che ci fa un disco come “Apriti Sesamo” in quest’epoca di facili…



di Paola De Simone

Che ci fa un disco come “Apriti Sesamo” in quest’epoca di facili ascolti, di musica usa e getta e di pop a buon mercato? Probabilmente la differenza, quell’eccezione che conferma la regola, quella stella cadente che ci fa desiderare. E per far tutto questo a Franco Battiato basta essere se stesso e realizzare un disco alla sua altezza. Così in “Apriti sesamo” l’intellettuale catanese non si smentisce: il suo piglio artistico resta volto alla ricerca e tra le dieci canzoni dosa citazioni e riflessioni esistenziali dall’alto profilo, eppur scorrevoli all’ascolto. C’è Santa Teresa D’Avila in “Un irresistibile richiamo” (quasi a proseguire il cammino intrapreso in vita dalla cara amica Giuni Russo); c’è il compositore e sacerdote barocco Stefano Landi, la cui opera “Passacaglia della vita” viene liberamente riadattata dalla ditta Battiato-Sgalambro nel singolo di lancio (“Passacaglia”); c’è l’operista tedesco Christoph Willibald Gluck, autore di “Orfeo ed Euridice”, dalla cui musica Battiato si è lasciato ispirare per “Caliti junku”, e c’è il poeta arabo siciliano Ibn Hamdis in un’opera tradotta da Nabil Salameh dei Radiodervish (“Aurora”). Ma c’è anche l’Inferno dantesco in “Testamento”, in cui si tocca il tema della reincarnazione in una chiara puntualizzazione, cioè citando il Vangelo, a differenza della stitichezza cristiana sul tema. E’ sempre così quando si parla di Battiato, quasi non par vero che si stia discorrendo di canzoni, soprattutto tenendo conto dei temi su cui regge il disco: metafisica, spiritualità ed esistenzialismo, a voler esser vaghi. Lo scenario descritto - con l’apporto ai testi del filosofo Manlio Sgalambro - è soprattutto quello sociale e politico nel quale viviamo, che necessita di un rinnovamento collettivo e personale. Ad alleggerire il tiro non manca però un elemento di rottura, identificato nell’immaginazione favolistica. Ed è proprio la favola delle favole, cioè “Le mille e una notte”, a rappresentare l’intero disco nella formula magica di “Alì Babà e i quaranta ladroni”, quell’Apriti Sesamo che nei racconti persiani spalancava la caverna delle meraviglie. Forse un auspicio, un messaggio di speranza che vuole attenuare ed edulcorare il quadro tanto realistico quanto disarmante che le canzoni tracciano: “Viviamo in un mondo orribile […] la gente è crudele, e spesso infedele, nessun si vergogna di dire menzogna” (“Passacaglia”), “…ho voglia di appartarmi e di seguire la mia sorte, perché morire è come un sogno” (“La polvere del branco”), “Lo vedi questo aumento di follia e di violenza? Il mondo fuori è insano, è foriero di mali”. (”Caliti junku”). Ma per fortuna “da qualche parte un uomo nuovo sta nascendo” (“Il serpente”).



Quest’alternanza di disincanto e speranza ritorna nella struttura musicale, fatta di suoni vivacemente elettronici e aperture classicheggianti. Eppure tutto suona moderno in queste dieci tracce, in cui la voce di Battiato si posa con giusta misura, senza sbavature o modestia, e persino la pronuncia inglese si è fatta meno incerta e più fluida. Capirete a questo punto il quesito da cui abbiamo mosso i nostri passi, ché davanti a dischi così siamo come colui che “si accorse che qualcosa di metafisico era accaduto” e “scoprì di colpo l’esperienza del bianco” (“Il serpente”).

TRACKLIST:

Un irresistibile richiamo
Testamento
Quando ero giovane
Eri come me
Passacaglia
La polvere del branco
Caliti Junku
Aurora
Il serpente
Apriti sesamo
, ,

 

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