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Capita, in queste sere d’estate, di affacciarsi alla finestra e scorgere in lontananza i fuochi d’artificio di qualche festa di paese. Le leggi della fisica ci insegnano che la luce è più veloce del suono e quindi spesso ci lasciamo ammaliare dal luccichio dei fuochi prima di essere colpiti dalla bassa vibrazione dell’esplosione.
I Japandroids, Brian King (chitarra e voce) e David Prowse (batteria e voce), hanno scelto questa vibrazione per rappresentare questo loro secondo disco, “Celebration rock” : niente luccichii, niente brillanti raggi dorati, solo la sorda vibrazione delle esplosioni che si succedono, una dopo l’altra, un’immagine perfetta per raccontare queste otto canzoni diritte e potenti come una detonazione.
Tutta potenza e nessun lustrino, questi sono i Japandroids, un duo formatosi a Toronto nel 2006 con l’urgenza di fare rock, ma che, dopo il primo album, non ha retto alla convivenza da tour. Così, nel 2008, Brian e David si mandano reciprocamente a quel paese, e nemmeno tanto amichevolmente, ma con il tempo entrambi si resero conto che quello che avevano creato insieme era difficilmente replicabile, quella tensione che li aveva separati era la stessa che alimentava la loro musica. Il clamore che ancora li circondava li costrinse a rincontrarsi per ipotizzare di riprendere dove avevano lasciato con un nuovo tour: le cose tra i due non migliorarono, ma quando salivano sul palco, tutta la loro tensione si trasformava in uno dei miglior live rock degli ultimi anni.
E’ così che King e Prowse iniziano a scrivere il loro secondo album, ma se il primo era uscito di getto, la gestazione del nuovo “Celebration rock” subisce molti rallentamenti, ma alla fine i due riescono a produrre un disco che, non solo conferma le attese, ma ci propone una band capace di lasciarsi alle spalle l'indisciplinata furia punk degli inizi per scrivere del sano ed energico rock senza perdere nulla della tensione che li ha sempre contraddistinti.
Dal primo al trentacinquesimo minuto i Japandroids non mollano l’osso nemmeno per un attimo travolgendoci con la loro energia con brani eccezionali come "Fire's highway", “Evil’s sway” e “Younger us”, ma la gemma del disco rimane il singolo "The house that heaven built", un brano dal sapore Springsteeniano che è già diventato il loro cavallo di battaglia. L’unica nota negativa da segnalare è la cover dei The Gun Club, “For the love of Ivy”, che si stacca troppo dal resto dell’album,.
“Celebration rock” è un album da ascoltare e cantare a squarciagola, un album rock onesto e duro, che è riuscito nel miracolo di riunire due musicisti che hanno ancora tanta energia da darci.

(Giuseppe Fabris)

TRACKILSIT:
"The nights of wine and roses"
"Fire's highway"
"Evil's sway"
"For the love of Ivy" (The Gun Club cover)
"Adrenaline nightshift"
"Younger us"
"The house that heaven built"
"Continuous thunder"

TAGS:

CELEBRATION ROCK, Japandroids

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