Rosso intenso, colore dell’amore. Nero opaco, come il dolore sa essere. Bianco neve. L’azzurro di un cielo estivo e un po’ di giallo luce. Potremmo andare avanti ancora molto per raccontare attraverso gradazioni e sfumature il nuovo e quarto disco di Cesare Cremonini, intitolato “La teoria dei colori” (il primo per Universal Music). Ma vi indurremmo in confusione, perché non è ai sentimenti che questa teoria si ispira, bensì alla capacità del cantautore bolognese e del suo storico produttore Walter Mameli - al suo fianco da 15 anni - di realizzare album variopinti, dagli arrangiamenti complessi, caratterizzati da una ricca mescolanza di generi, suoni e parole.
Così, non riuscendo a contenere questa voglia di variare, si è fatto di necessità virtù e un talento è diventato una teoria. Per fortuna, perché demarcare la musica proposta da Cremonini - e così arginarla entro un limite e un ‘colore’ - non era e non è una buona idea, perché la sua forza è proprio in quella estensione che supera i confini catalogabili. La sua unica demarcazione restano le parole, che le offrono paradossalmente altro spazio.
Abbiamo forse usato troppa poesia per dire che con questo nuovo disco Cremonini e squadra hanno finalmente fatto pace con l’esigenza - del tutto personale - di contenere il proprio estro, conquistando una serenità artistica che si è evidentemente tramutata in chiaro equilibrio. Che le cose siano andate così ce lo raccontano le stesse canzoni: undici tracce inedite che guardano all’Inghilterra (quella dei Beatles, non dei Coldplay per intenderci) quanto all’Italia dei cantautori, nell’accezione più moderna del termine, senza scimmiottare nessuno e miscelando il tutto in una formula sempre originale e – ormai - riconoscibile.
Lo stile Cremonini è un fatto e, dopo solo quattro dischi, l’ex Lùnapop ha raggiunto un punto davvero elevato di composizione, di scrittura e di canto. Evoluzione di cui avemmo già sentore un paio d’anni fa con il singolo “Mondo” (estratto da “1999-2010 The greatest hits”), che stupì per la sua ricchezza compositiva. Questo disco colpisce anche per la concretezza del sogno evocato nelle canzoni, apparentemente un ossimoro, è vero, ma questo è quello che succede quando, dopo anni di ricerca, trovi un codice per cantare la poesia sparsa nella vita. Perché è di vita che è piena “La teoria dei colori”: c’è il comico che in una sorta di dolorosa accettazione canta “il mondo ride, se mi piange il cuore” (“Il comico - sai che risate”), ma c’è anche l’innamorato che si abbandona a un sentimento adolescenziale per la sua “rondine d’aprile” che le “piace da morire” (“Una come te”), ci sono poi il business man e la ballerina di jazz legati da “una scommessa d’amore” (“La nuova stella di Broadway”) e un capitano e un tenente che affrontano le intemperie aspettando “che torni a battere sulla pelle il sole” (“Il sole”). Cui si aggiungono poi le ispirazioni cinematografiche, che ritroviamo nella ‘soffice’ “Tante belle cose” e nella crepuscolare “Amor mio”, scritte rispettivamente per l’omonimo spettacolo teatrale di Alessandro D’Alatri e per il film “I padroni di casa” di Edoardo Gabbriellini.
Dimostrazione che Cremonini è professionalmente pronto a portare la sua musica in altri campi artistici, forte della propria singolarità. Perché uno come lui “non vuol essere alla moda, la moda la fa”.
(Paola De Simone)
TRACKLIST:
“Il comico (sai che risate)”
“Una come te”
“Stupido a chi?”
“L’uomo che viaggia fra le stelle”
“Non ti amo più”
“Amor mio”
“I love you”
“Ecco l’amore che cos’è”
“Tante belle cose”
“La nuova stella di Broadway”
“Il sole”