Cerca TestiAcquista
Leggi “L’ultimo romantico” e subito pensi a un disco melenso. Finisci l’ascolto dell’album e ti…


Leggi “L’ultimo romantico” e subito pensi a un disco melenso. Finisci l’ascolto dell’album e ti accorgi che di sdolcinato non c’è quasi nulla e che la natura di questo lavoro è fortemente rivoluzionaria, nel senso più romantico (appunto) e meno bellicoso del termine.
Quasi tutti i temi delle dodici tracce vanno in direzione contraria rispetto ai flussi della società attuale: dall’indecenza scaturita dal mito della giovinezza (“DNA”, “Gaudeamus”) alla fierezza delle donne oggetto figlie del bunga-bunga (“Fammi il piacere”), dalle emozioni negate “(Quello che ci manca”) al cinismo del sistema economico (“Rasoi”) e via così.
Verrebbe da chiedersi, però, qual è la novità. Cosa aggiunge un disco così alle voci - già numerose - che il mondo dell’arte e della musica ha raccolto e raccoglie da anni contro il qualunquismo imperante e le deviazioni sociali? Per sua costituzione l’arte è continua inquietudine, gioca con le apparenze e reagisce alla razionalità con l’emotività, l’immaginazione e la fantasia; tutte caratteristiche che ritroviamo senza sorpresa in questo album. Nessuna in più. Manca il guizzo, la genialità, il graffio che lascia il segno. E in mezzo a tanta normalità, “Rasoi” è senz’altro la canzone più rivoluzionaria di questo lavoro, in cui si crea un parallelismo tra beni e peli, entrambi sottoposti a tagli, in un racconto di disagio sociale più che mai attuale. Una canzone dall’apparenza leggera, ma con una forza comunicativa che in questo disco non ha eguali. Buona anche l’idea di usare l’opera del Don Giovanni di Mozart (“Là ci darem la mano”) per offrirne un risvolto più lussurioso, nel nome de “l’arte della conoscenza biblica”. Canzone in cui Venuti si cimenta con il melodramma dando prova di buon canto, intenzione che si perde invece nella title track, in cui – probabilmente senza volerlo – la voce è dosata con tecnica e concentrazione, privandosi di naturalezza. Spontaneità che piuttosto ritroviamo in un’altra prova colta e ironica: “Gaudeamus”, in cui sacro e profano sembrano aver trovato finalmente un suolo comune, aiutati da un arrangiamento minimale assolutamente opportuno.
Ma non fatevi trarre in inganno dagli aspetti che vi stiamo sciorinando, perché “L’ultimo romantico” non è un disco colto, bensì misto, in cui trovano posto persino la dance anni '70 (“Fammi il piacere”) e del buon reggae (“Con qualsiasi cosa”), ma anche accenni di musica etnica (“Rosa porporina”) e del consueto pop (“Trasformazione”, “Quello che ci manca”, “Non sarò io”, “DNA”, “Terra di nessuno”). Una prova di grande eclettismo – di cui è senz’altro complice il coproduttore artistico Roberto Vernetti - ma di poco equilibrio. E’ vero, questo nuovo nato in casa Venuti non ci ha conquistati, ma chiariamo subito una cosa: la nostra asticella delle aspettative era alta, perché i nomi in oggetto sono quelli di Mario Venuti e Kaballà (autori rispettivamente delle musiche e dei testi), per intenderci quelli di “Echi d’infinito” (cantata da Antonella Ruggiero), di “Crudele”, di “Nella fattispecie”… due fuoriclasse “che hanno scelto la bellezza come unica compagna” (cit. “Rosa porporina”). Alla luce di questo, come potremmo non chiedere loro di più?

(Paola De Simone)



TRACKLIST:

“Rosa porporina”

“Trasformazioni”
“Là ci darem la mano”
“Rasoi”
“Quello che ci manca”
“Con qualsiasi cosa”
“Non sarò io”
“DNA”
L’ultimo romantico”
“Fammi il piacere”
“Gaudeamus”
“Terra di nessuno”
, ,

 

Le ultime recensioni di Rockol

One Direction/FOUR
One Direction
FOUR
leggi tutto >

Le ultime nostre segnalazioni

Einsturzende Neubauten/LAMENT
Einsturzende Neubauten
LAMENT
leggi tutto >

Le ultime recensioni di DVD

Le ultime recensioni di libri

22 nov 2014    Rockol - La musica online è qui Rockol.com - All your music news in one place
SKIN ADV