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L’idea è, allo stesso tempo, suggestiva e potenzialmente difficile. Prendi 4 musicisti e…


L’idea è, allo stesso tempo, suggestiva e potenzialmente difficile. Prendi 4 musicisti e produttori. Mettili assieme a fare musica. E metti assieme a loro un scienziato, a raccontare la sua materia sulla basi create dai musicisti: questo è in sostanza “Planetario” dei DeProducers. Come vi abbiamo raccontato nella videointervista, tutto è nato da un’idea di Vittorio Cosma, che ha chiamato Gianni Maroccolo, Max Casacci e Riccardo Sinigallia. Poi l’idea di spostare la parte testuale sulla scienza, per la precisione sull’astrofisica, coinvolgendo Fabio Peri, direttore del Planetario di Milano.
Un'idea suggestiva come il tema scelto, che può risultare anche un po' ostico, dicevamo. Ma la domanda è: funziona? Si, funziona, e anche parecchio bene. Musicalmente, l’alchimia tra i quattro ha prodotto 7 tracce che spaziano dall’atmosfera rilassata di “Planetario”, al rock elettronico di “Travelling”, “Home” e “Neu”, all’ambient di “Costellazioni”, e al collage di “ISS”. I riferimenti immediati sono diversi: la “Music for airports” di Brian Eno - qua trasformata in “Musica per conferenze scientifiche”, come han dichiarato i quattro. E poi i collage sonori di "My life in the bush of ghost" di Byrne/Eno (che vengono alla mente in "ISS," in cui sono incluse le voci della stazione spaziale). O ancora i Kraftwerk, sia per la classe nella scelta dei suoni, sia per l'attenzione al tema del rapporto tra l'uomo ,la tecnologia e ciò che lo circonda. In generale, quella dei DeProducers è una musica contaminata, che esce dagli schemi classici: frutto di improvvisazioni e rimanipolazioni, ma con una sua anima ben precisa.
Una buona parte del fascino del progetto è la voce narrante, quella dell'astrofisico Peri, che racconta con tono suadente storie astronomiche rigorose nei dati, ma semplici e divulgative nei contenuti e nella scrittura (condotta assieme ad Alessandro Cremonesi). La voce è presente a tratti, il giusto, per non prendere il sopravvento sulla musica ma neanche per farsi mettere in secondo piano. In alcuni momenti sembra di stare ad ascoltare una versione meno metafisica e decisamente più fisica (nel senso della scienza) degl ultimi PGR e di Ferretti...
Poi, se proprio non vi interessa l’astronomia - e fareste male, perché è una delle scienze più affascinanti anche per i neofiti, e qua viene raccontata bene - il CD comprende anche versioni strumentali, senza la voce narrante.
Il tutto si completa con una canzone, l’unica propriamente detta, dell’album: “Figli delle stelle” di Alan Sorrenti, cantata da Sinigallia. Per quanto pregevole nella riproposizione (molto alla Tiromancino, vista la voce di Sinigallia, che della prima versione della band fu una delle anime) è per certi versi un piccolo corpo estraneo al disco in termini musicali, anche se il testo è invece è assolutamente in tema con il disco.
Un ultimo cenno, non meno importante: il packaging del prodotto fisico è davvero spettacolare: un confezione cartonata e quadrata, grande e a soffietto, con ampie inforgrafiche che illustrano i dati scientifici delle canzoni. Uno sforzo davvero notevole, di questi tempi, che vale da sola più del prezzo del CD fisico.

(Gianni Sibilla)


TRACKLIST:
“Planetario”
“Travelling”
“Costellazioni”
“Arecibo”
“Neu”
“ISS”
“Home”
“Figli delle stelle”
“Travelling (strumentale)”
“Costellazioni (strumentale)”
“Neu (strumentale)”
“Home (strumentale)”
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