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Un gruppo che piace alle gente che piace, parafrasando un vecchio (e terribile) slogan…


Un gruppo che piace alle gente che piace, parafrasando un vecchio (e terribile) slogan pubblicitario. I Brian Jonestown Massacre sono in giro da circa 20 anni e da sempre hanno tutte le caratteristiche per far impazzire i “critici” (termine volutamente tra virgolette), gli appassionati, i connoisseurs: sono sconosciuti alla massa quanto basta, nonostante recentemente una loro canzone, “Straight up and down”, sia diventata la sigla di “Boardwalk empire”, acclamata serie sulla mafia americana di inizio ‘900 prodotta da Scorsese. La loro musica è pieni di riferimenti, qualcuno oscuro, ma non troppo, di quelli che se li riconosci, un po' ti senti figo. Ecco, solo sulla loro attitudine al calembour, al gioco di parole, a quello che negli anni '90 era il “pastiche postmoderno” si potrebbe scrivere una tesi di laurea (o una recensione piena di supercazzole).
“Aufheben”, tredicesimo disco di una produzione in realtà ancora più estesa ai limiti della bulimia sonora, non fa eccezione. Anzi, ne è la miglior dimostrazione, a partire dal titolo, che in tedesco significa raccogliere ma anche abolire. Una parola contraddittoria, come la musica dei Brian Jamestown Massacre, anch'esso un gioco di parole (per chi non lo sapesse, il nome della band cita il Rolling Stone scomparso a fine anni ’60 mixandolo il suicidio di massa che avvenne nel 1978 nella comunità spirituale fondata dal “guru” americano Jim Jones in Guyana, a Jonestown).
La musica dei BJM è retromaniaca che più retromaniaca non si può, pesca a piene mani dal repertorio degli Stones, dei Beatles: il disco precedente si intitolava “Who killed Sgt. Pepper?”, per intenderci. Pesca a piene mani dal passato, dicevamo, ma poi ci mette qua e là suoni e rimasticazioni contemporanei, come se il tutto venisse prodotto in un limbo sospeso tra le ere musicali.
Per fortuna, questo album è più dritto, meno elettronico del precedente. Fatto di canzoni-canzoni, genere che la band (o meglio, il suo leader Anton Newcombe, a cui girano attorno diversi musicisti) sa frequentare bene. Se prendete “Stairway to the best party” avete l’idea di cosa son capaci di fare: citare i Led Zeppelin nel titolo, gli Stones nella canzone (che riprende chiaramente “Paint it, black”) e costruire sopra a queste fondamenta un gran bel pezzo.
Per dirvi il tipo che è Newcombe, l’ultima canzone, basata su archi e batteria campionata si intitola “Blue order/New Monday” come vendetta verso Bernard Sumner dei New Order, reo di aver “copiato” la linea di chitarra da una canzone dei BJM per il singolo “Sink and swim” dei suoi Bad Liutenant: “Così ogni volta che qualcuno cercherà il pezzo più famoso dei New Order su Google, iTunes o Last.fm, troverà anche "Blue Order/New Monday"”, ha dichiarato Newcombe in un’intervista al Mucchio Selvaggio in edicola questo mese.
Proprio lui che copia dichiaratamente a man bassa...
Ma la differenza sta nel “dichiaratamente”: i BJM han fatto un'arte del citazionismo diretto ed estremo, della rielaborazione continua. In quest'ottica, “Aufheben” ha il grande pregio di essere un disco meno dispersivo di molte cose fatte negli anni da questa band. Una band da amare o odiare, senza mezzi termini.

(Gianni Sibilla)

TRACKLIST:

Panic in Babylon
Viholliseni maalla
Gaz hilarant
Illuminomi
I Wanna to hold your other hand
Face down on the moon
Clouds are lies
Stairway to the best party
Seven kinds of wonderful
Waking up to hand grenades
Blue order/New Monday
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20 dic 2014    Rockol - La musica online è qui Rockol.com - All your music news in one place