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Immaginatevi di essere tra la California e il Messico o su una strada lunga migliaia di…


Immaginatevi di essere tra la California e il Messico o su una strada lunga migliaia di chilometri, come se foste protagonisti di un libro di Cormac McCarthy ma senza risvolti tragici e violenti. Immaginatevi di essere in viaggio, in macchina, con lo sguardo fuori dal finestrino e i capelli al vento che sfiorano il viso: banale, dite? Forse, ma se si chiudono gli occhi e si ascoltano le prime note di "A thousand legs", la canzone che apre il disco d'esordio dei Man on Wire, questa è una delle tante immagini che viene in mente. Popolare, direi, più che banale. Popolare come il loro album, un disco di otto canzoni (viva Dio!) che ci prendono per mano e che sono un vero e proprio elogio a certe sonorità di un tempo a cui forse non siamo più abituati. Le ruote macinano chilometri passando per "Autumn" che richiama le sonorità malinconiche dei Beach Boys ("Don't worry baby" su tutte, e qui vorrei ricordare anche il rifacimento in italiano dell'Equipe 84 con la struggente "Sei già di un altro") per poi prendere tutt'altra direzione, passando città che di nome fanno Melodia, Ritmo e Bellezza (avete presente "Misunderstood" degli Wilco?).
"Bare-footed" trasposta l'ascoltatore in un confine immaginario tra il far west e luoghi fantastici dove sembra di incrociare per strada i fantasmi degli Oasis degli anni Novanta (sì, è un complimento), mentre "Dust" rimane una delle punte di diamante di tutto il disco, uno di quei brani che ti si appiccica addosso sin dal primo ascolto e non capisci nemmeno perché quella chitarra e quel fischiettio ti piacciano così tanto, ma passaggio dopo passaggio ti rendi conto che forse non ha nessuna importanza, e allora ti godi l'acustica melodia che potrebbe fare da colonna sonora ad un film western dei giorni nostri. La corposa ed intensa "The anger song" arriva al momento giusto con le sue chitarre e i suoi arrangiamenti e qui si risentono echi di Wilco e Raconteurs.
"Man on Wire" ci sfiora e poi ci lascia la mano, appoggiata per un attimo sul cambio. Il sole in fondo alla strada comincia a calare e piano, questo veloce viaggio fatto di emozioni e colori sfuocati, ci abbandona. La ballad che porta il nome del gruppo (per intenderci, roba in stile "The night they drove Old Dixie down" dei Band) chiude così "West love", un album meraviglioso composto da otto canzoni a tratti evanescenti, incorniciato da tutte quelle influenze musicali che dovrebbero appartenere ad ognuno di noi, strizzando l'occhiolino al folk americano e mischiano il rock degli anni Sessanta-Settanta con quello più moderno. Sarà un problema vostro, non loro, se i Man on Wire non vi cattureranno con questo album.

Continua a seguire The Observer, il prossimo venerdì sarà on line l'intervista ai Man on Wire.

(Daniela Calvi)

Tracklist:
"A thousand legs"
"Autumn"
"Bare-footed"
"West love"
"Potential architects"
"Dust"
"The anger song"
"Man on Wire"

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