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La vita è fatta di certezze e sorprese, entrambe sono fonte di gioie e dolori in egual misura e…


La vita è fatta di certezze e sorprese, entrambe sono fonte di gioie e dolori in egual misura e peso, ma la mente umana tende sempre ad esaltare lo stupore rispetto al piacere di una conferma. Anche per chi ama la musica la scoperta di una band sconosciuta, spesso, vale più di un buon album di una vecchia conoscenza, ma ci sono comunque artisti in grado di donarci le stesse ottime sensazioni ad ogni loro disco: è questo il caso dei Dr.Dog , formazione di Philadelphia sulla strada da oltre dieci anni con un misto di rock/folk/pop ricco di riferimenti a Beatles, Byrds, Dylan e una montagna di ottime canzoni.
Nonostante non siano mai stati i paladini di alcuna scena musicale, i volti di qualche copertina o blog di grido, hanno continuato il proprio lavoro suonando su qualsiasi palco con la stessa grinta di sempre evolvendo il proprio stile dalla psichedelia degli albori al variegato mix di sonorità che li contraddistingue oggi.
“Be the void” è il loro settimo album, ma solo il primo che i quattro di Philly hanno deciso di registrare senza l’apporto di un produttore, ma rinchiudendosi in una fattoria adibita a studio di registrazione per cercare di fissare su nastro l’energia e la passione che riescono a trasmettere nei concerti. Il risultato non è né una sorpresa né un album innovativo, ma semplicemente altre dodici splendide canzoni con il sapore speciale che solo i Dottor Cane sanno mettere in ogni nota.
Nonostante i Dr.Dog non perdano mai la loro verve di energia ed allegria, come si deduce dal titolo (“Be the void” “siate il vuoto”), molti dei testi di questo disco sono incentrati sulla analisi interiore alla ricerca di quel vuoto, quel “vecchio buco nero” (come viene chiamato in una canzone), dove si nascondono tutti i nostri pensieri meno felici, come la solitudine raccontata dall’iniziale “Lonesome”, una ballata cantata da Scott McMicken dai forti toni country con chitarre slide, banjo e un ritornello in cui ci si chiede “What does it take to be lonesome? Nothing at all!”.
“That old black hole” aumenta il ritmo con un brano pop arricchito dalle percussioni suonate dal nuovo componente della band, Dmitri Manos, ed esplode con un finale tiratissimo, mentre “How long must I wait” parte con un ritmo sincopato su cui la band costruisce una ottima canzone.
Con “Get away” entra in gioco la voce potente e blues del bassista Toby Leaman che qui sembra scegliere un registro più gentile per questo brano così leggero per poi far detonare tutta la sua potenza, mentre in “Do the trick” Scott McMicken riprende il microfono assieme ad una mucca che fa capolino a metà brano. “Over her, over there” è una cavalcata che parte in forma di ballata per poi aggiungere sempre più potenza, mentre la conclusiva “Turning the century” riprende il lato country già mostrato con l’iniziale “Lonesome” per una canzone malinconica con cui la band di Philadelphia racconta quella che è stata la sua vita fino ad oggi, girando tra un concerto e l’altro per dimostrare al mondo di essere una potenza musicale su cui si può sempre contare. E pazienza se non ci sorprenderanno mai con qualcosa di innovativo, sapere che i Dr.Dog sono là fuori da qualche parte a suonare ci fa stare ugualmente bene.

(Giuseppe Fabris)

TRACKLIST:
“Lonesome”
“That old black hole”
“These days”
“How long must I wait”
“Get away”
”Do the trick”
”Vampire”
“Heavy light”
”Big girl”
“Over here, over there”
“Warrior man”
”Turning the century”
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