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"Money is the anthem
Of success
So before we go out
What's your address?"




"Money is the anthem
Of success
So before we go out
What's your address?"


(National Anthem)

Fama, chirurgia estetica, strategie di promozione. Ci sarebbero tanti temi diversi da cui partire per scrivere questa recensione, tranne forse quello più scontato: parlare di musica. Ma se una come Lana Del Rey scrive testi del genere, oltretutto per una canzone che si chiama provocatoriamente "National anthem", concedeteci un approccio meno ortodosso del solito. Anche perché tutto l'hype che si è creato attorno alla figura di questa giovane cantante americana ha dei contorni non solo musicali, anzi. Ci cascheremo anche noi, anche se solo per poche righe. Chi è Lana Del Rey? Il suo vero nome è Elizabeth Grant, ha 25 anni ed è cresciuta a Lake Placid, New York. Ha già alle spalle una breve carriera artistica sotto lo pseudonimo Lizzy Grant, che nel 2010 l'ha portata a pubblicare un disco dallo scarso successo. Nell'ultimo anno però, dopo aver rinnovato il nome d'arte e non solo, le cose sono cambiate. Merito del suo pezzo "Video games", che ha fatto incetta di visualizzazioni su YouTube? Merito del super contratto firmato con la Interscope? Merito del padre Rob, un miliardario che pare avere molto a cuore la carriera della sua giovane figlia? Merito delle labbra al silicone, che le hanno dato questa immagine così glam? Si parla molto di tutti questi pettegolezzi, in rete e non solo. Come si parla tanto (e male) della sua esibizione al Saturday Night Live, nella quale è apparsa (volutamente?) smarrita come una bambina alle prime armi. Non abbiamo risposte su queste questioni, quindi da cronisti ci limitiamo a riportare le domande. Per ulteriori approfondimenti vi rimandiamo a questo articolo del Guardian, che fa un po' il punto su tutti i "rumors" circolati nei mesi scorsi. Ok, la (inevitabile) parte gossippara è esaurita. Ora parliamo di musica, finalmente.

"Born to die" è un disco molto nostalgico e ruffiano, diciamocelo subito. Un album che gronda "Retromania" da tutti i pori, per citare Simon Reynolds. Ci sono rimandi alle colonne sonore dei film anni '50, omaggi a divi del cinema come James Dean e Scarlett O'Hara. C'è del fatalismo gangster un po' alla Nancy Sinatra, ma anche un omaggio costante a Madonna e Marianne Faithfull. Insomma, un bel cocktail di elementi in grado di acchiappare sia il pubblico generalista che quello più "alternativo".
Eppure, aldilà di tutta la cortina fumogena di gossip che lo circonda, questo album è una raccolta di canzoni di tutto rispetto: bozzetti di pop orchestrale retrò, con spruzzate di elettronica e hip hop qua e là inserite dai produttori Emile, Justin Parker e Robopop. Aggiungeteci un po' di melodismo alla Adele, un po' di trip-hop alla Portishead e il gioco è fatto. E per questo ci sono almeno quattro o cinque pezzi sopra la media: per esempio l'iniziale "Born to die", aperta da un tappeto d'archi e ispirata al caro e vecchio motto "Live fast, die young". Oppure l'ormai famosissima "Video games", sicuramente il punto più alto dell'intero lavoro, sospesa tra sensualità e decadentismo. Ma anche "Blue jeans", una canzone che piacerebbe a David Lynch, non è niente male. Da citare anche l'elegante "Million dollar man", numero da piano bar di classe, che cita l'Elvis Presley di "Blue suede shoes". I testi, come accennato, sembrano sempre usciti da un libro di Raymond Chandler, anche se spesso il rischio di esagerare con il macchiettismo è dietro l'angolo.
Concludendo, Lana Del Rey ha anche un po' di sostanza, oltre al suo look da pupa del gangster. "Born to die" ha discreti spunti ma anche un paio di difetti da non trascurare. Alla distanza queste atmosfere soffuse e maudit rischiano di perdere forza, soprattutto a causa delle non eccessiva varietà dell'insieme. In particolare la seconda parte dell'album ne risente, andando avanti con gli ascolti. Però - per chi chi ha già la stroncatura in tasca - va detto che Lana Del Rey non è Madonna, ma non è nemmeno un bluff. Starà ora a lei convivere con la sua nuova fama planetaria, evitando di rimanere intrappolata nel personaggio che ha creato. E magari offrendo qualche esibizione dal vivo più convincente rispetto a quella del Saturday Night Live. Nel frattempo possiamo tenerci questo disco più che godibile, che è comunque meglio di niente.


(Giovanni Ansaldo)

TRACKLIST:

Born to die
Off to the races
Blue Jeans
Video games
Diet mountain dew
National anthem
Dark paradise
Radio
Carmen
Million dollar man
Summertime sadness
This is what makes us girls
,

 

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