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Metal / Hard Rock,
Resolution
È così che anche i cinque di Richmond (Virginia) giungono al settimo album in studio; un traguardo notevole, se si pensa che i Lamb Of God sono nati nel 1994, quindi 17 anni orsono. La media è, infatti, di un album ogni due anni e qualche mese.
Il precedente "Wrath", del 2009, veniva presentato dalla band stessa come "quasi una celebrazione dell'imperfezione"; una frase intrigante, che non ha portato però particolare fortuna al gruppo, visto che il disco si è attirato un notevole tsunami di critiche da parte dei fan. Eppure i Lamb Of God avevano eseguito il loro bravo compito... ma proprio questo è stato il problema: troppo brodo riscaldato, troppa ripetitività e poca anima nel loro groove metal di ispirazione Pantera e Slayer. Ma, nonostante tutto, la band è rimasta tra le più quotate e di successo, nel genere
Per quanto concerne "Resolution", al primo impatto è chiaro che la formula è sempre quella - e perché cambiarla, in fondo? - ma laddove "Wrath" era una cieca e bovina celebrazione della violenza col paraocchi, in questo nuovo lavoro si instillano i semi di una maggior articolazione e studio nel songwriting. Niente di complesso o cervellotico, ma semplicemente si nota la ricerca di una certa varietà nelle soluzioni e negli arrangiamenti - pur rimanendo in un ambito in cui sangue, sudore, randellate e cingolati la fanno da padroni. Per intenderci, c'è qualche piccola frazione più quieta (l'incipit di "Ghost walking" e "Barbarossa", ad esempio) che movimenta il tutto, addirittura un pezzo suonato con un'orchestra e una cantante lirica ("King me"), l'utilizzo di brevi cantati evocativi - a interrompere il satanico flusso del grugnito/urlo alla Tom Araya che è la voce di Randy Blythe.
Tutto il resto è sana violenza di stampo groove, southern metal e thrash, non dimenticando qualche lieve ispirazione punkeggiante e una spruzzata di melodia. Il tutto ha anche un gustoso sapore lievemente vintage o - se vogliamo - classico, ma non nell'accezione di "classic metal" (anzi, ne siamo decisamente lontani), piuttosto di classicità legata all'immagine di metal che hanno i fan un po' più grandicelli, che hanno vissuto l'età aurea degli anni Ottanta. E ora che i giganti di quel tempo che fu si avvicinano alle soglie del pensionamento, al precipizio della mancanza di idee e alla lobotomia da conto in banca troppo gonfio, è proprio gente come i Lamb of God che potrebbe aspirare a salire, da qui a qualche anno, sul podio dei difensori della fede. Difensori che arrivano direttamente dalla panchina, quindi non prime scelte... ma sono giocatori onesti e solidi, anche se con poca fantasia e senza il guizzo di genialità in grado di segnare indelebilmente la storia di un macrocosmo sonico monolitico come il metal.
Un album perfetto per sessioni di headbanging a cervello in stand-by, buono per il genere anche se lontano dall'esserne una pietra miliare. In ogni caso, i Lamb Of God dimostrano di essere ancora sul pezzo... e non è una cosa da poco.
(Andrea Valentini)
TRACKLIST
"Straight for the sun"
"Desolation"
"Ghost walking"
"Guilty"
"The undertow"
"The number six"
"Barbarossa"
"Invictus"
"Cheated"
"Insurrection"
"Terminally unique"
"To the end"
"Visitation"
"King me"
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