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Spesso un disco dimostra la sua forza quando questo riesce a far breccia in diversi strati sociali…


Spesso un disco dimostra la sua forza quando questo riesce a far breccia in diversi strati sociali: dall'operaio di provincia al figlio ribelle di buona famiglia, passando per artistoidi e squattrinati. E' questo che contraddistingue, probabilmente, un grande album da un lavoro il cui nome rimarrà per sempre impresso nella storia.
“Nevermind” dei Nirvana è nella storia. Venti anni dopo la sua uscita, il 24 settembre 1991, questa affermazione non è un azzardo. Che ancora oggi migliaia di teenager scoprano il rock alternativo grazie a questo trio di Seattle capitanato dalla voce sanguinante di Kurt Cobain, è un dato di fatto. Che su dodici canzoni che compongono la tracklist del disco almeno la metà possano essere riconosciute da qualsiasi amante del genere è altresì certo. La sua copertina è indelebile: il piccolo Spencer Elden all'età di 4 mesi, ritratto in una piscina mentre abbocca ad un'esca da un dollaro, non può non colpire la nostra immaginazione. Quella foto di Kirk Weddle venne pagata alla famiglia Elden 150 dollari: nessuna poteva immaginare che sarebbe diventate una delle immagini simbolo del grunge, del rock, forse della musica.
“Nevermind” fu il primo album dei Nirvana stampato per la Geffen (dove i tre arrivarono anche grazie ai Sonic Youth), dopo i buoni riscontri del debutto “Bleach”: l'obiettivo era vendere 250.000 copie, ma si andò ben oltre. Per capirci, nel gennaio del 1992 il disco scalzò dalla prima posizione delle classifiche di vendita americane un certo “Dangerous” di Michael Jackson e ad oggi ne sono stati venduti oltre 30 milioni in tutto il mondo. “Nevermind” fu anche il primo lavoro registrato con Dave Grohl alla batteria (proveniente dal gruppo punk-hardcore Scream), un personaggio che ha saputo poi riciclarsi al meglio anche dopo la fine dei Nirvana, con i Foo Fighters e altro.
La nascita di “Nevermind” fu piuttosto tormentata, Cobain e soci volevano assolutamente che a produrre il disco fosse Butch Vig, uno che fino ad allora aveva prodotto solo band di nicchia e “Gish”, l’album di debutto degli Smashing Pumpkins. Quindi registrarono prima con lui nel suo studio nel Wisconsin, per poi finire i lavori tra il mese di maggio e giugno del 1991 ai Sound City Studios, nei dintorni di Los Angeles, con il mixaggio finale di Andy Wallace.
L'album inizia con quella canzone che è il simbolo del grunge, degli anni Novanta, forse di una generazione. “Smells like teen spirits”, con la sua violenza punk, il riff di chitarra, la struttura pop e il testo rappresenta il malessere neanche tanto celato di Kurt Cobain e di milioni di giovani che come lui si sentivano ultimi, incazzati e senza futuro. Una merda, insomma. “Sono il peggiore in ciò che mi riesce meglio e per questo dono mi sento benedetto” e ancora “Con le luci spente è meno pericoloso. Siamo qui ora, intratteneteci. Mi sento stupido e contagioso. Un mulatto. Un albino. Una zanzara. La mia libidine. Un rifiuto”. Fu il primo singolo e fu l'inizio del fenomeno a livello planetario, il grunge sbarcò su Mtv, i giovani iniziarono ad indossare jeans strappati e camicie di flanella.
“In bloom”, seconda traccia del disco, fu invece il terzo singolo. Anche qui riff di chitarra punk-rock, la voce rauca di Kurt, ritornello, testo polemico (“Sell the kids for food”) ed un video, divertente e incazzoso allo stesso tempo, che contribuì ad aumentare l'esplosione dei Nirvana. “Come as you are” è una delle prime canzoni che al giorno d'oggi si imparano con la chitarra, melodia ed un riff di basso semplicissimo (e come tutte le cose semplici, geniale). “Breed”, “Drain you” (con il suo intramezzo noise ispirato ai fratelli maggiori Sonic Youth), “Stay away” (“Stay away, God is gay”) e soprattutto “Territorial pissing” sono un pugno nello stomaco, doloroso e senza regole. Leggendaria l'esecuzione incendiaria di quest'ultimo brano al “Saturday Night Live” nel 1992 (visibile qui http://www.youtube.com/watch?v=9S2JQOvIe4g), dove Cobain trafigge un amplificatore con la sua chitarra, Grohl distrugge la batteria e Novoselic gliela tira addosso.
“Lithium” fu il quarto singolo, un altro brano con la stessa magica combinazione tra irruenza, strofa/ritornello, voce timorosa di Cobain ed un testo che parla di religione e del litio per curare gli sbalzi d'umore. “Polly” è solo chitarra acustica e voce di Kurt, per raccontare il dialogo tragico tra una donna ed il suo stupratore, mentre in “Lounge act” a farla da protagonista è soprattutto il basso di Novoselic, più presente del solito.
Si chiude con uno dei pezzi più melodici del lotto come “On a plain” (magistrale la versione presente nel famoso live “MTV Unplugged in New York”) e soprattutto con “Something in the way”. Due accordi, chitarra acustica e la voce di Cobain cupa all'inverosimile, su un testo che racconta i giorni che sarebbero stati trascorsi sotto un ponte dal cantante nella sua adolescenza, scappato di casa. Che sia accaduto nella realtà o solo nel cuore del giovane Kurt poco importa, il testo è uno dei più toccanti e desolanti scritti dal frontman: "Al di sotto del ponte/ Il pesce ha mollato una pisciata/ E gli animali che ho catturato/ Sono diventati tutti miei animali domestici/ E non continuo a vivere d'erba/ E lo sgocciolio dal cielo/ Va bene mangiare pesce/ Perché loro non hanno sentimenti/ Qualcosa nella strada".
In realtà la vera chiusura spetta a “Endless, nameless”, ghost-track (giustamente non segnalata, non come spesso avviene in tempi recenti) di quasi 7 minuti, non presente nelle prime copie dell'album a causa dell'errore di un discografico. Un pezzo all'insegna del noise e del punk, intramezzato da piccoli inserti più melodici e con un testo nonsense pieno di disagio, dolore e rabbia (“Death and violence, excitment, right here”). Insomma, “Nevermind” è una pietra miliare della musica. E poco importa se con gli anni il nome e l'immagine di Kurt Cobain siano state santificate e commercializzate, perché cogliere il sentimento di una generazione e riuscire a portarlo in un disco è roba per pochi eletti. Come scrisse profeticamente (e forse inconsapevolmente) lo stesso Cobain in “Smells like teen spirits”: “Our little group has always been and always will until the end” (“Il nostro piccolo gruppo c'è sempre stato e ci sarà sempre, fino alla fine”). Nevermind, Kurt.


(Ercole Gentile)

TRACKLIST:

Smells like teen spirit
In bloom
Come as you are
Breed
Lithium
Polly
Territorial pissing
Drain you
Lounge act
Stay away
On a plain
Something in the way
, ,

 

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24 nov 2014    Rockol - La musica online è qui Rockol.com - All your music news in one place