Dopo 16 anni di carcere - per l'assassinio dell'ex amico ed ex "collega" Euronymous - Varg Vikernes, alias Burzum, è tornato in libertà nel 2010. La porta della cella non si era ancora chiusa che aveva già sfornato un disco, l'acclamatissimo "Belus"; e a 12 mesi di distanza, puntuale e implacabile, rieccolo con un nuovo lavoro intitolato "Fallen".
Sgombriamo subito il campo da possibili distrazioni: Vikernes è universalmente noto tanto per la sua musica, quanto per i suoi criminosi trascorsi (roghi di chiese, un omicidio...) e le sue idee estreme - che l'hanno condotto da una sorta di nazismo occultista a una specie di paganesimo nazionalista. Con una fatica non indifferente, in quanto sciogliere i due aspetti è spesso impossibile, cercherò di concentrarmi solo sulla musica, lasciando alle coscienze dei lettori/ascoltatori eventuali valutazioni e giudizi etici, morali, politici e quant'altro. Chiarito questo, passiamo a "Fallen", un disco che, nonostante segua un lavoro che ha segnato un grande ritorno - quello di Burzum al black, a discapito della sua anima dark ambient - ha di sicuro gambe e fiato per correre e disputare la propria dignitosissima partita.
La chiave di lettura del Burzum post-prigionia è la ricerca dell'atmosfera, innestata su un impianto black metal scarno e minimale, costruito con riff che si ripetono ossessivamente. In questo nuovo lavoro non c'è nessuno stravolgimento radicale, dunque, rispetto alla formula di "Belus", a parte un dettaglio che merita una certa attenzione. Infatti per "Fallen" Burzum sembra aver scelto di studiare un utilizzo più chirurgico e consapevole del fattore melodico, elemento che aggiunge epicità alle composizioni, oltre ad ampliare la tavolozza dei colori con cui i singoli brani vengono metaforicamente decorati.
A rafforzare questa scelta c'è un ricorso più frequente del solito a un timbro vocale pulito e calmo, rispetto al ringhio satanico che fu il trademark del Burzum del tempo che fu: si ascolti - ad esempio - "Jeg faller", con un ritornello sussurrato, melodico e quasi delicato.
La produzione più pulita del solito accentua notevolmente gli aspetti di cui si diceva: e qui siamo di fronte a un'altra scelta decisiva operata per questo album, visto che Burzum è amato da molti per la sua consapevole ricerca dei suoni più sporchi e lo-fi possibile. Ovviamente nessuno deve aspettarsi la perfezione formale da disco di Michael Bolton, ma le sonorità di "Fallen" sono indubbiamente più rotonde, levigate e cristalline rispetto all'inferno in bassa fedeltà dei lavori precedenti (esclusi, ovviamente, i due album ambient incisi dal carcere): un elemento che ha fatto storcere il naso a più di un fedelissimo.
Fatti i pochi distinguo di cui sopra, ciò che resta è comunque un disco incontrovertibilmente targato Burzum. Ci sono i riff circolari, glaciali e maligni; ci sono i tempi marziali, ansiogeni come un annuncio di imminente bombardamento a tappeto; ci sono i due frammenti ambient di rigore in apertura e chiusura; c'è l'epicità perversa... ogni cosa è al suo posto, come la storia esige.
Ovviamente il black ha già compiuto la propria rivoluzione musicale anni fa e ha detto tutto ciò che era possibile, quindi sarebbe ingiusto aspettarsi stravolgimenti e terremoti da una nuova uscita di questo genere; quello che resta è la possibilità di sfornare bei dischi, coerenti, con guizzi personali e scintille di genio. Esattamente come "Fallen", che è un buon lavoro, a testimonianza della vitalità creativa di un personaggio controverso finché si vuole, ma protagonista di un capitolo fondamentale nella storia del metal estremo.
(Andrea Valentini)
TRACKLIST
"Fra verdenstreet (From the world tree)"
"Jeg faller (I am falling)"
"Valen (Fallen)"
"Vanvidd (Madness)"
"Enhver til sitt (Each man to his own)"
"Budstikken (The message)"
"Til hel og tilbake igjen (To hell and back again)"
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VALTARI -
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BLOOM -
Public Image Ltd.
THIS IS PiL -
Sun Kil Moon
AMONG THE LEAVES -
Joey Ramone
...YA KNOW? -
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SPIRIT IN THE ROOM -
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APOCALYPTIC LOVE -
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LA TEORIA DEI COLORI -
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THE TEMPER TRAP
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