TAGS: Gorillaz, Pop, THE FALL

Ecco a voi il pacco di Natale. La storia la dovreste sapere, ma si può riassumere così: i Gorillaz vanno in tour in America, per la prima volta. Come tutte le band, i Gorillaz in tour un po' si annoiano, perché i tour sono pieni di tempi morti, e un po' vogliono documentare quello che li circonda. I Gorillaz hanno l’iPad e, al posto che giocare ad un videogame, si divertono con le app per fare musica. I Gorillaz incidono un po’ di canzoni, così. I Gorillaz decidono di raccoglierle in un album, “The fall”. I Gorillaz decidono di regalare l’album, sul loro sito, il giorno di Natale.
Ed eccoci a “The Fall”. Il disco è scaricabile da ieri, 25 dicembre, sul sito dei Gorillaz, ma solo per gli iscritti al fan club (30 sterline). Per gli altri c’è lo streaming. Disco largamente anticipato da news, indiscrezioni, anticipazioni. Perché un disco gratuito dei Gorillaz fa notizia, ovviamente. E fa notizia un disco inciso su un iPad. Partiamo da quest’ultimo "dettaglio": il booklet del disco allega la lista delle applicazioni usate (una quindicina, la maggior parte amatoriali, solo un paio semi-professionali come il sequencer della Korg, e AmpliTube, controller che serve per collegare all’iPad strumenti esterni tramite interfaccia). Ma “The fall” non è stato inciso solo sull’iPad, anche se Albarn ha dichiarato di volerlo pubblicare in fretta per allontanare sospetti di lavoro successivo in studio. Sia quel che sia, sul booklet c’è una lista bella lunga di strumenti “esterni”, e nel disco compaiono anche i due Clash, la chitarra di Mick Jones e il basso di Paul Simonon, oltre a Bobby Womack, che canta “Bobby in Phoenix”.
Però le basi del disco sono state fatte chiaramente su iPad, così come il "montaggio". E si sente: 15 canzoni basate su beat molto semplici, ritmi da elettronica vintage, con campioni che si aggiungono qua e là. A voler esser cattivi, “The fall” suona più come un divertissment che come un disco vero e proprio – e la prova provata la avrete facendo ascoltare “alla cieca” a qualcuno uno dei brani – soprattutto uno dei numerosi strumentali che non hanno l’inconfondibile voce di Albarn a caratterizzare il tutto.
La tradizione dei dischi incisi “on the road” è lunghissima; “The fall”, con i suoi riferimenti ai luoghi nei titoli (e con i luoghi di incisione dei brani specificati sul booklet e sul sito) si inserisce appieno in questa nobile tradizione, anche se cambiano i tempi e i modi, e con la tecnologia di oggi è tutto più semplice. E’ bellissimo vedersi arrivare gratis un disco di una band come i Gorillaz, per di più il giorno di Natale. Dal punto di vista musicale, il risultato sembra insistere più sul lato minimal-scazzato che Damon Albarn e soci hanno sempre avuto nei loro dischi. Però mancano, in “The fall”, le canzoni, quelle che hanno fatto grandi i Gorillaz: ci sono un paio di buoni brani come “Revolving doors”, “Hillibilly Man” o "Amarillo". C'è molta musica piacevole ma non molto di più.
A caval donato non si guarda in bocca, si dovrebbe dire. “The fall” non è un brutto album, anzi. Fila via bene, con i suoi ritmi rilassati, con la sua elettronica inevitabilmente minimale. Ma è pur sempre un pacco di Natale. Un regalo, sì. Ma anche un pacco che sembrava promettere molto e invece contiene meno di quello che ci si poteva aspettare, pensando all’etichetta “Gorillaz” sulla confezione.

(Gianni Sibilla)

TRACKLIST:
“Phoner to Arizona”
“Revolving doors” “Hillbilly man”
“Detroit”
“Shy-town”
“Little pink plastic bags”
“The joplin spider”
“The parish of space dust”
“The snake in Dallas”
“Amarillo”
“The speak it mountains”
“Aspen forest”
“Bobby in Phoenix”
“California and the slipping of the sun”
“Seattle yodel”





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