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Hot Rats,
Rock
Con l’eccezione del “side project” del 1967/68 “Lumpy gravy”, “Hot rats” è il primo album registrato da Zappa senza le Mothers - anche se in questo disco continua ad impiegare alcuni componenti della band come collaboratori, fra cui il polistrumentista Ian Underwood. Se in “Cruising with Ruben and the Jets” (1968) Zappa aveva omaggiato il doo-wop, con “Hot rats” esplora il jazz-rock: il risultato è un classico del genere.
Genialmente, fonde la raffinatezza compositiva del jazz con l’abbandono grezzo e “sporco” del rock - quest’ultimo più evidente nelle tre jam più lunghe (“Willie the Pimp”, “Son of Mr Geen Genes” e “The Gumbo variations”), la prima più presente nelle tre jam più brevi (specialmente in “Peches en regalia”). Ma forse la scoperta più interessante di “Hot rats” sta nel suo virtuosismo come chitarrista elettrico, che qui trova la prima documentazione e brilla specialmente in “Willie the Pimp”, in cui il vocalista ospite è Captain Beefheart. Per tutto l’album, le doti di melodista di Zappa sono in grande spolvero, sia che si snodino lungo l’intera durata di un brano sia che servano da punto di partenza per gli altri musicisti.
La band è composta, oltre che da Underwood, da Max Bennett, John Guerin, Jean-Luc Ponty, Lowell George, Don “Sugarcane” Harris, Paul Humphrey, Shuggie Otis e Ron Selico: ma l’indiscutibile leader e Zappa, protagonista di un album energico e frizzante, senz’altro uno dei migliori esempi di jazz/rock di sempre.
Riccardo Bertoncelli dice:
"Stanco ‘del pubblico che applaude sempre al momento sbagliato’, in realtà oppresso da debiti e frustrazioni, F. Z. scioglie i Mothers e sceglie la libertà. L'inizio è un disco memorabile, con cinque strumentali in lingua Zap jazz rock più una depravata canzone, “Willie the Pimp”, sbraitata dal vecchio amico degli anni giovani Don Van Vliet, in arte Captain Beefheart”.
TRACKLIST:
“Peaches en regalia”
“Willie the Pimp”
“Son of Mr. Green Genes”
“Little umbrellas”
“The Gumbo variations”
“It must be a camel”
Frank Zappa
“Sheik Yerbouti”
Zappa Records, 1979
Per reperire fondi con cui finanziare le sue produzioni più sperimentali, che necessitavano di investimenti tecnologici dispendiosi, fra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta Zappa registrò svariati dischi in cui le canzoni arpeggiano sui temi licenziosi e salaci che costituivano un elemento frequente delle sue esibizioni dal vivo. Fra questi dischi (“Apostrophe”, “Over-nite sensation”...), il doppio “Sheik Yerbouty” (con il titolo che allude a “Shake your booty”, una delle frasi-slogan della disco music allora imperante) è uno dei primi, e il migliore.
I brani più riusciti sono la satira (appunto) della disco “Dancin’ fool”, nominata per i Grammy; la molto discussa “Jewish princess” e la controversa “Bobby Brown goes down”, che tratta di pratiche sadomasochistiche gay. Il “politicamente scorretto” zappiano è più in mostra che mai specialmente nelle ultime due canzoni citate, e forse è anche per questo che “Sheik Yerbouty” è il secondo disco più venduto di sempre nella sua discografia. Satira sociale, allusioni sessuali e melodie cantabili sono le basi dell’album: un prodotto, come lo definì l’autore, di “dumb entertainment”, che è anche (e forse proprio per questa ragione) uno dei più accessibili al grande pubblico dell’intera produzione zappiana; senza per questo che ne risentano la qualità della musica e l’intelligente umorismo dei testi.
Riccardo Bertoncelli dice:
“Zappa è in gran forma e sigla il suo miglior disco da molti anni in qua, capace perfino di una puntatina nei Top 50. Merito della inesausta fantasia dell'artista, del suo innovativo gusto di montaggio sonoro (che definisce "xenocrony") e anche di una rinnovata band che schiera alcuni assi: il chitarrista Adrian Belew, per esempio, il tastierista Tommy Mars, Terry Bozzio alla batteria”. TRACKLIST:
“I have been in you”
“Flakes”
“Broken hearts are for assholes”
“I'm so cute”
“Jones Crusher”
“What ever happened to all the fun in the world”
“Rat Tomago”
“Wait a minute”
“Bobby Brown goes down”
“Rubber shirt”
“The Sheik Yerbouti tango”
“Baby snakes”
“Trying' to grow a chin”
“City of tiny lites”
“Dancin' fool”
“Jewish princess”
“Wild love”
“Yo' mama”
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