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Tre anni fa “La finestra”, come un terremoto di magnitudo molto alta, sconvolse la geografia del…


Tre anni fa “La finestra”, come un terremoto di magnitudo molto alta, sconvolse la geografia del pop nostrano affermando definitivamente i già molto conosciuti Negramaro. Da allora lo status della band e, soprattutto, quella del suo cantante e leader, Giuliano Sangiorgi, è cresciuto a dismisura ponendoli nella ristretta casta degli intoccabili. Da allora accade che, nel giugno 2008, sono la prima band italiana a misurarsi e ad uscire con le ossa tutte intatte dal severo confronto con lo Stadio Giuseppe Meazza di Milano, tempio ascritto agli dei del calcio e - compatibilmente con i diritti dei residenti nella zona dove sorge l’impianto sportivo - del rock: gente di altissimo lignaggio che risponde a nomi quali Bruce Springsteen oppure U2, o, per rimanere nel giardino di casa nostra, Vasco Rossi piuttosto che Ligabue (quella indimenticabile notte è immortalata in suoni ed immagini nel disco “San Siro live 2008”). Dal canto suo Giuliano, da allora, senza nessun timore di rischiare le contrarietà di una eccessiva sovraesposizione – sintomo di grande fiducia in se stesso e di stima infinita da parte dei colleghi – ha collaborato e partecipato a progetti di qualsiasi genere senza lesinare energie, ultima in ordine di tempo la notizia che ha firmato due canzoni per l’ultimo album della diva Patty Pravo.
“Casa 69” deve il proprio titolo al luogo fisico dove tutti i componenti della band vivono condividendo ogni esperienza animando una sorta di comune e fucina dove vengono ideati e partoriti tutti gli aspetti dei loro progetti: da musica e testi, questi ultimi completamente a cura di Giuliano, alla immagine di copertina, merito, come già nel precedente "La finestra", dell’espressività artistica del bassista Ermanno Carlà.
I temi e gli intenti del quinto album della band vengono dichiarati sin dalla prima canzone “Io non lascio traccia”, dedicata a Carmelo Bene, una delle personalità di maggiore genio e controversia espresse dalla cultura italiana nella seconda metà del secolo scorso, anche lui di natali salentini. Il pezzo si chiude con la voce di Bene che scandisce “io che sto parlando per questo non sono io”. Mica paglia: l’incomunicabilità al tempo dell’apparente comunicazione di massa, la solitudine al tempo dei social network. E non è che l’inizio. “Sing-hiozzo”, il singolo che ha anticipato l’uscita dell’album, come la seguente “Se un giorno mai” e, più avanti con l’ascolto, “E’ tanto che dormo?” ribadiscono la difficoltà di trovare un modo per esprimere i propri sentimenti, le proprie idee, le proprie parole all’altro, agli altri, a noi stessi. Nella ballata triste e dolente “Quel matto sono io” un uomo – io, noi, tutti – “…vomita parole da un megafono che resta spento…”. Accompagnati dagli archi di un’orchestra che suona alle loro spalle Giuliano ed Elisa in “Basta così” respirano a pieni polmoni l’aria pulita della libertà e anelano a una unione di anima e pensiero. “Casa 69” è l’impotenza di trattenere il tempo, di trattenere la vita. Mentre “Apollo 11” è una ideale ninna nanna che accusa malinconicamente l’uomo di non avere risparmiato, nella sua furia distruttiva che si nutre sempre più di disperazione e smarrimento, e salvaguardato neppure quel romantico simbolo che è la luna. Neppure l’amore viene risparmiato dalle parole e dalla musica travolgente dei ragazzi pugliesi, per averne un esempio si ascoltino “Londra brucia”, “Senza te” e “Polvere”.
L’impressione finale è di un lavoro ambizioso ma riuscito, di un lavoro vasto e complesso che ha bisogno di ascolti ripetuti per essere apprezzato al meglio in tutte le sue riflessioni, di un lavoro che ha il grande pregio di essere immediatamente riconoscibile come made in Negramaro con la loro consueta urgenza sonora e lessicale. Un lavoro che ha il suo unico punto debole nella eccessiva bulimia, una più misurata tracklist avrebbe meglio giovato alla fruizione del progetto “Casa 69”.

P.S. per non demeritare il quadro di stakanovisti delle sette note dipinto sopra, i Negramaro hanno firmato e sono in uscita anche con la colonna sonora del nuovo film di Michele Placido, “Vallanzasca – Gli angeli del male”, ( “Voglio molto di più”, qui presente, è la title track del lungometraggio) che narra la storia del criminale milanese Renato Vallanzasca, a breve nei cinema.


(Paolo Panzeri)

TRACKLIST:

Io non lascio traccia
Sing-hiozzo
Se un giorno mai
Quel matto sono io
Dopo di me
Basta così
Voglio molto di più
Casa 69
Manchi
Apollo 11
Luna
Londra brucia
Senza te
E’ tanto che dormo? Polvere
Il gabbiano
, ,

 

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