C’è chi lo ama e chi lo odia. C’è chi è convinto che sia la migliore cosa successa alla musica italiana negli ultimi anni, e c’è chi pensa che sia sopravvalutato. E’ Vasco Brondi, in arte a href="http://www.rockol.it/artista/Le-Luci-Della-Centrale-Elettrica">Le Luci Della Centrale Elettrica. Due anni fa il suo disco d’esordio, “Canzoni da spiaggia deturpata”, arrivò a vincere il premio Tenco per la migliore opera prima, e fece discutere parecchio. La sua seconda opera, questo “Per ora noi la chiameremo felicità”, sta facendo altrettanto: c’è chi si è già stufato e lo ha “scaricato” – come capita spesso alla stampa inglese, che incensa un disco d’esordio per distruggerne il seguito – e chi è convinto che sia un altro capolavoro. Intanto se ne parla, e parecchio.
“Per ora noi la chiameremo felicità” è - semplicemente, ma non troppo - un degno successore dell’esordio, anzi è un deciso passo avanti, soprattutto musicalmente. Nel disco c’è una nutrita schiera di musicisti – oltre a Giorgio Canali che ha prodotto l’esordio e che è qua anche presente, ci sono anche Stefano Pilia, Rodrigo D'Erasmo e Enrico Gabrielli – che contribuiscono a dare alla scrittura di Brondi un suono più pieno, elaborato, meno grezzo, senza perdere quella ruvidezza e quella tendenza a graffiare che è assolutamente funzionale ai testi.
Poi, appunto, ci sono le parole: forse oggi la scrittura di Brondi stupisce un po’ di meno rispetto all’esordio, ma è altrettanto forte, e forse ancora più matura. Il fatto è che in “questi cazzo di anno zero” (per usare una sua espressione) non c’è stato nessun altro giovane artista in Italia che sia riuscito a cantare le contraddizioni della società postindustriale con la forza di Brondi. E' per questo che soprattutto per i più giovani – quelli che magari non sono cresciuti con i CCCP, i CSI, gli Afterhours che in altri decenni hanno avuto la stessa funzione - queste canzoni sono un bel pugno nello stomaco, un bel modo di reagire a quello che si vede ancora. A partire da “Cara catastrofe” per arrivare a “Le ragazze kamikaze”, Brondi riesce nuovamente a trovare una serie di immagini scioccanti, impressionanti, eppure assolutamente reali. Inutile fare un elenco, ai lettori/ascoltatori la scoperta.
Insomma: Brondi non è sopravvalutato, è semplicemente se stesso. A tratti, forse, oltre che forte può sembrare un po’ forzato, ma è una caratteristica inevitabile della musica che fa, ed è forse anche la caratteristica che – suo malgrado – fa discutere tanto della sua musica. Quello che rimane è che “Per ora noi la chiameremo felicità” è un disco più maturo, che mostra un passo avanto in una strada già di per sé originale.
TRACKLIST:
“Cara catastrofe”
“Quando tornerai dall'estero”
“Una guerra fredda”
“Fuochi artificiali”
“L'amore ai tempi dei licenziamenti dei metalmeccanici”
“Anidride carbonica”
“Le petroliere”
“Per respingerti in mare”
“I nostri corpi celesti”
“Le ragazze kamikaze”.
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