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Mettiamola così: ormai è chiaro a tutti che l’etichetta “indipendente” ha perso buona parte del suo smalto originario. Sono pochi quelli che possono fregiarsi del titolo e sfoggiarlo con merito. Ad esempio i Belle & Sebastian di Stuart Murdoch tanto per dirne una. Loro, che hanno iniziato autoproducendosi nel lontano 1996 un disco, “Tigermilk”, che se per caso giace sepolto nella vostra collezione, beh andatevi a vedere quanto vale sul mercato dei collezionisti perché (se siete disposti a cederlo ma non ve lo consiglio) una bella vacanza come minimo ve la regala. Ai tempi nella band militavano ancora Isobel Campbell e Stuart David, ma in quattordici anni abbondanti le cose cambiano per tutti. Isobel non c’è più da un pezzo mentre Sarah Martin e Stevie Jackson si sono ritagliati un posticino sempre più importante nella band che nel frattempo ha pubblicato sette album in studio ed è passata dall’essere una piccola ma splendida realtà dell’underground pop scozzese al confermarsi una grande realtà del pop indipendente mondiale. Lo spirito sembra però sempre lo stesso: a febbraio 2010 la band si riunisce a quattro anni di distanza dall’ultimo “The life pursuit” e nel giro di nove mesi mette in piedi dal nulla un album fatto e finito, nato di slancio, prodotto come per il predecessore da Tony Hoffer e pubblicato dall’inglese Rough Trade. E probabilmente è proprio questo essere nato di slancio il dettaglio che va preso in considerazione più di tutti quando si parla di “Write about love”. Non credo che i Belle & Sebastian avessero in mente di mettersi al lavoro su un album rivoluzionario o chissà che cosa. Anzi, forse non avevano proprio intenzione di mettersi al lavoro. “Write about love” allora da dove arriva? Per come la vedo io, è un disco figlio della spontaneità di un momento, o più semplicemente della voglia di una band di fare musica senza porsi alcun limite scrivendo pezzi in totale libertà e per il puro gusto di farlo. Nessuna rivoluzione sonora, siamo sempre nei dintorni di quel pop colto, soffuso e gradevole, un po’ sornione e a tratti travolgente a cui la band ci ha abituato in tutti questi anni. Eccoci tra le mani dunque un piccolo compendio di ciò che erano e ciò che sono oggi i Belle & Sebastian. “Write about love” riprende le melodie semplici e commoventi di “The boy with the arab strap” in pezzi come “Calculating bimbo” o nella bellissima “I want the world to stop”. Rimane solida l’ironia cupa degli inizi di “Tigermilk” e “If you’re feeling sinister” condita però da una vena più divertita che fa cantare a Sarah Martin in “I didn’ see it coming” “Make me dance /I want to surrender… But we don't have the money/ (money makes the wheels and the world go round) /Forget about it, honey”. E se Murdoch si sente povero ma felice, il merito è anche di Carey Mulligan, più nota per la sua carriera d’attrice (vedi il recente “An education”) e di Norah Jones, rispettivamente vocalist nella scanzonatissima parentesi anni Sessanta e titletrack “Write about love” e nella ballata soft “Little Lou, ugly Jack, prophet John”. “I'm not living in the real world” è un piccolo ma intenso promemoria sulla natura da outsider della band firmato da Jackson che smessi provvisoriamente i panni di chitarrista, guadagna la ribalta prestando la voce al prototipo del pezzo pop di nuova generazione degli ormai ex ragazzi di Glasgow, discorso valido anche per “Come on sister” con però Murdoch dietro al microfono. Colpiscono poi le atmosfere vintage di “Ghost of rockschool” e l’arpeggio sottile nella preghiera sottovoce “Read the blessed pages” che riportano nuovamente alla delicatezza di “The boy with the arab strap”, due pezzi impreziositi da arrangiamenti finemente cesellati con chitarre e fiati in bella vista. “I can see your future” vede nuovamente alla voce la Martin prima del finale brioso di “Sunday's pretty icons”. Niente di nuovo si dirà, quello che c’era da sapere sui Belle & Sebastian già lo sapevamo. Non tutti gli album però nascono con la pretesa di cambiare le carte in tavola, alcuni sono semplicemente figli della necessità di esprimersi in totale libertà, totale indipendenza. Come direbbero gli Wilco: “Se ti va di cantare una canzone, e vuoi che anche gli altri la cantino, allora canta ciò che senti… ”
(Marco Jeannin)
TRACKLIST
“I didn't see it coming”
“Come on sister”
“Calculating bimbo”
“I want the world to stop”
“Little Lou, ugly Jack, prophet John”
“Write about love”
“I'm not living in the real world”
“Ghost of rockschool”
“Read the blessed pages”
“I can see your future”
“Sunday's pretty icons”
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