Quando sono venuta a conoscenza del nuovo progetto di Richard Ashcroft mi è venuto un po' da storcere il naso: la foto che raffigurava tutti i membri e il nome scelto per il collettivo, mi han dato subito da pensare che potesse essere una sorta di emulazione dei Gorillaz di Damon Albarn. E' stato piacevole e a tratti stucchevole, scoprire invece che United Nations Of Sound è un grande progetto a sé, senza prendere spunto da nessun'altro gruppo. Oppure è il contrario, prendono spunto da tutti e sta a voi, ascoltatori curiosi, capire da chi e da che cosa e farvi poi trascinare nell'atmosfera dei dodici brani che compongono il disco.
A partire dagli archi e dall'incalzante singolo "All you ready", immediato ma un po' ripetitivo (dura forse eccessivamente 6 minuti e 31 secondi e il ritornello viene ripetuto fino alla stanchezza) Ashcroft e soci - Steve Wyreman, chitarrista californiano, Dwayne "DW" Wright, bassista newyorkese, Rico Petrillo, tastierista e addetto ai campionamenti e Qyu Jackson, batterista - confezionano un disco che passa dal british pop come quello della vervediana "Good loving" a quello più internazionale come "America" che contiene tracce hip hop (opera della produzione artistica di No I.D), o alla generazionale "This thing called life". "Beatitudes" e "Royal highness" ricordano sulla strofa e sull'intro il Lou Reed di un tempo, "How deep is your man" è al sapore di folk rock e "She bring me the music", che parte sdolcinata, con solo voce, pianoforte e archi, cresce strada facendo e dopo un ritornello quasi scontato, si apre in un bellissimo incontro tra battiti di mani e sezione ritmica da far dimenticare qualunque banalità melodica e di testo.
Il disco, ascolto dopo ascolto, sembra sempre più essere pensato per un live, un live da grande folla, a Central Park o in un posto simile, dove la gente può arrivare, assaggiare quello che vuole di questo album e di questi United Nations Of Sound e decidere se fermarsi a battere le mani sulla coinvolgente "Born again", o commuorsi sulla corale e spiritual "Glory".
Ashcroft ha realizzato un progetto curioso e un disco altrettanto divertente da scoprire piano piano nel suo essere sì eterogeneo, ma anche ricco di momenti emozionanti e piacevoli da riascoltare passaggio dopo passaggio.
(Daniela Calvi)
TRACKLIST:
"Are you ready"
"Born Again"
"America"
"This thing called life"
"Beatitudes"
"Good loving"
"How deep is your man"
"She brings me the music"
"Royal highness"
"Glory"
"Life can be so beautiful"
"Let my soul rest"
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