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Può una rockstar affermata, ad un punto della sua carriera, riscoprirsi Nativo Americano e riaffermare il suo orgoglio ferito di pellerossa? E può farlo mescolando la storia e la tradizione musicale della Riserva di Six Nations, Canada, con gli alambicchi sonori dell’alchimista Howie B.? La risposta è senza dubbio positiva, e riguarda il più recente lavoro di Robbie Robertson: affiancato da cotanto produttore, l’ex-chitarrista incendiario di The Band sforna un album che oltre a continuare il discorso già aperto qualche anno fa con "Music For The Native Americans", si propone come un cocktail micidiale di idee e orgoglio ferito, di leggende e tradizioni da rivendicare, di politica e anti-imperialismo, di voci e suoni da un continente riscoperto e ancora magico. "Unbound", il singolo di presentazione dell’album, è un esempio eloquente di world music globale, con l’intensità vocale di Robertson a dirigere le danze. Un album fondamentale e imperdibile, un monumento alla storia e alla cultura degli indiani d’America, ma soprattutto una raccolta di grandi canzoni.




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