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Reazione prevedibile: un altro album di Ben Harper? Un altro disco live di Ben Harper?
Di questi tempi, si può discutere cosa significhino queste espressioni: siamo passati da tempi in cui un artista pubblicava ogni due anni a un periodo in cui il digitale ha abbattuto molti stereotipi, e c'è gente che di dischi – soprattutto live - ne ha pubblicati a centinaia. Ciò non toglie che quando un disco viene pubblicato non come uscita secondaria su Internet ma come uscita ufficiale, attira attenzione e aspettative. E un disco live rimane comunque un tassello importante della carriera e della credibilità di un musicista.
Pur con tutti questi cambiamenti di scenario in atto, fa un po’ effetto vedere un nuovo album live di Ben Harper, immesso sul mercato con tutti i crismi dell’uscita importante. “Live from Montreal”, è vero, documenta un’esibizione live con la nuova formazione con cui il musicista californiano si accompagna da quasi due anni. Ed è vero che la credibilità di Harper non è in discussione.
Però qualcosa non quadra in questa pubblicazione per due motivi. Il primo è l’effetto accumulo di troppe uscite: ed è un effetto che, digitale o no, si sente ancora in diversi casi: pensate, per esempio ai R.E.M., il cui recente “Live at the Olympia” è stato snobbato da molti perché ultimo di molte uscite “collaterali”.
Il secondo motivo è quello più importante: a differenza del live dei R.E.M., questo non convince. I Relentless7 hanno spostato il suono di Harper verso orizzonti rock più tradizionali, meno “black” e più “bianchi”. Se su disco il gioco funziona, dal vivo il suono è un po’ troppo secco e poco caldo, come dimostramo soprattutto le lunghe jam “Serve your soul” e “Keep it together (So I can fall apart)”. In alcuni casi, il nuovo suono fa bene ai vecchi pezzi (bella la versione di “Another lonely day”) e alle cover (“Under pressure”). Ma in generale e per quanto sia comunque un disco che molti artisti si sognerebbero di avere nel loro carnet, “Live from Montreal” fa un po’ rimpiangere la vecchia formazione e soprattutto quel capolavoro assoluto che fu “Live from Mars”.
Un peccato veniale, e un mezzo passo falso in una discografia finora praticamente impeccabile: poco male, il ragazzo è bravo e si rifarà.
(Gianni Sibilla)
TRACKLIST:
“Faster slower disappear come around”
“Number with no name”
“Shimmer & shine”
“ Lay there & hate me”
“Why must you always dress in black”
“Red house”
“Another lonely day”
“Keep it together (So I can fall apart) ”
“ Boots like these”
“Under pressure”
“Up to you now”
“Faithfully remain”
“Serve your soul”
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