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Mr. E non è un artista dedito alla sperimentazione. Lui non ha bisogno di trovare nuovi mezzi espressivi per sentirsi realizzato, lui ha le sue note, il suo sound, la sua chitarra, il suo cane, i suoi sigari e la sua band. Una manciata di punti di riferimento che formano come uno steccato che circonda tutto il suo mondo musicale, mentre lo sguardo è teso a cogliere ogni riflesso di tutto quello che lo interessa.
Rispetto al precedente “Hombre lobo”, “End times” è una sorta di “ritorno a casa” per gli Eels: se il primo era un concept dalle tonalità blues rock sulla storia di un licantropo (già apparso nel precedente album “Souljacker”), questo nuovo lavoro rientra nel gruppo di album intimisti e malinconici con cui E compie un'analisi della propria vita. In passato era già successo con il suo secondo album da solista “Broken toy shop” e “Electric shock blues” scritto di getto in seguito alla morte, per ragioni diverse, di tutti i suoi familiari. Oggi torna ad affrontare quelle tonalità per affrontare la fine di un amore e la mancanza assillante dell'affetto materno.
Ciò nonostante l'album inizia con l'illusione di un amore felice, “The beginning” è una ballata acustica in cui E racchiude i ricordi di una coppia che vengono spezzati dalla chitarra rock di “Gone man”, il cui testo inizia proprio con la frase “She's lovely, but it's over now!” (Lei è dolce, ma ora è finita”).
“End times” è un disco che trasuda la malinconia di un uomo dal cuore spezzato che riesce comunque a rinchiudere le sventure in splendide canzoni che variano dalla ballata acustica a divertenti esplosioni rock come “Unhinged”, non una delle migliori canzoni degli Eels, ma sicuramente utile nello spezzare la tensione di un disco ricco di momenti molto impegnativi dell'ascoltatore. Infatti, per quanto la scrittura musicale degli Eels sia orma un marchio di fabbrica semplice e riconoscibile alle prime note, in questo album E concentra tutto il suo malessere circondando ogni nota di un'atmosfera densa di dolore che mette a dura prova l'ascoltatore. Detto questo però, dopo un periodo di rodaggio non si può che rimanere incantati di fronte alla facilità con cui questo autore scrive le sue canzoni, magari riprendendo e modificando giri di chitarra e melodie già utilizzate in passato, ma riuscendo ogni volta a emozionarci.

(Giuseppe Fabris)

TRACKLIST:
“The beginning”
“Gone man”
“In my younger days”
“Mansions of Los Feliz”
“A line in the dirt”
“End times”
“Apple trees”
“Paradise blues”
“Nowadays”
“Unhinged”
“High and lonesome”
“I need a mother”
“Little bird”
“On my feet”





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