Evidentemente qualcosa è cambiato negli ultimi sette anni in casa Blur. La storia si era interrotta intorno al 2003, dopo la pubblicazione di quel grandissimo disco che è “Think tank”. All’epoca a lasciare la combriccola fu Graham Coxon e dei Blur non rimase che il (bel) ricordo. Damon Albarn decise di buttarsi in un nuovo progetto, i Gorillaz, e di quella band che tanto aveva diviso il mondo per quasi dodici anni in lotta perenne, ma in sostanza sempre soltanto mediatica, con i fratelli Gallagher per il possesso dello scettro di band “regina d’Inghilterra”, beh non si ebbero più notizie. Qualcuno disse che Coxon non ne voleva più sapere, altri che semplicemente il loro tempo era finito. A noi che stiamo dalla parte di chi ascolta, non rimase che consolarci con uno dei migliori album dei primi anni Duemila e tanti saluti a tutti. Questo almeno fino al 2007, quando proprio a Coxon viene in mente di rimettere in piedi la vecchia band. L’idea piace, la cosa si fa. Il 2008 segna la reunion ufficiale mentre il 2009 mette a disposizione un’intera estate pronta a ospitare uno dei più acclamati ritorni musicali della storia recente. Ci sono stuoli di fan pronti a lasciarsi alle spalle la lunga separazione e c’è soprattutto la curiosità di vedere che cosa può saltare fuori da questa idea partorita in una giornata di fine estate. Per tutti noi che non abbiamo potuto esserci fisicamente, la Emi ha pensato bene di darci una mano, pubblicando un interessante doppio cd live tratto dalla data completamente sold out di Hyde Park del 2 luglio 2009, bissata il giorno seguente per soddisfare la grande richiesta di biglietti. Bene, a conti fatti in questo “doppio” c’è quanto basta a rispondere alle tante domande che una reunion normalmente si porta appresso. Band in palla? Direi di sì. Atmosfera delle grandi occasioni? Senza dubbio. Scaletta ad hoc, di quelle che si devono ricordare? Diciamo che non manca niente, dalle seminali “Girls & Boys”, “Country house”, “Parklife” e “Song 2” alle più recenti “Coffe & Tv”, “Tender” e “Out of time” passando per tutti quei pezzi che in poche parole hanno contribuito a creare la sostanza della band, dagli albori con “She’s so high” (che apre il concerto come in passato ha aperto la loro carriera) alle conferme di “Popscene”. A questo punto non resta altro che cercare di capirlo un live come questo, e il modo migliore è cercare di farlo come se questa non fosse altro che la recensione del live stesso, come se fossimo stati presenti e via dicendo. Bene Albarn dunque, piacevolmente stupito e perfettamente incastrato negli ingranaggi di un suono che vive profondamente della dipendenza dalla sua voce e che non ha il benché minimo segno degli anni che passano. Bene la band, in ottima forma e a proprio agio con quelli che sono stati pezzi che hanno segnato un’intera generazione cresciuta all’ombra delle grandi band del passato e che con i Blur cominciava a vantarsi di un più che decoroso presente. Bene la gente di Hyde Park, che riconosce al volo la batteria che prende alla larga “Song 2” accompagnandola per mano fino alla fine e così per tutti gli atri pezzi in scaletta. Dal punto di vista tecnico (e della registrazione) non un live strepitoso da scolpire negli annali, ma per una volta non è questo il punto focale del discorso, quanto la presenza fisica della band, la certezza di vedere che il tutto può ancora dare qualcosa di valido. Insomma, tutto bene quello che finisce bene. O in questo caso che ricomincia bene. Chissà, staremo a vedere. A fare il prezioso, stando alle news adesso è Albarn, che alla fine del concerto dopo una commossa “The universal” saluta e se ne va come se niente fosse, come ad una data qualsiasi di un tour tra tanti. Valli a capire ‘sti inglesi…
(Marco Jeannin)
TRACKLIST
Disco Uno
“She’s so high”
“Girls & Boys”
“Tracy Jacks”
“There’s no other way”
“Jubilee”
“Badhead”
“Beetlebum”
“Out of time”
“Trimm trabb”
“Coffee & Tv”
“Tender”
Disco due
“Country house”
“Oily water”
“Chemical world”
“Sunday sunday”
“Parklife”
“End of a century”
“To the end”
“This is a low”
“Popscene”
“Advert”
“Song 2”
“Death of a party”
“For Tomorrow”
“The universal”
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