TAGS: KEEP CALM & CARRY ON, Rock, Stereophonics

Ci fu un periodo piuttosto lungo, verso metà anni Novanta, in cui la stampa musicale britannica sembrava impazzita per gli Stereophonics. Sono i cocchi dell'ora defunto mensile Select, per non parlare dell'NME che li segue con attenzione quasi spasmodica; il settimanale ad esempio li cucina sul numero del 2 agosto '97 e su quello del 18 ottobre dello stesso anno. Il gruppo di Cwmaman, nei pressi di Aberdare in Galles, viene fuori alla grande con l'album "Word gets around" anche se saranno i successivi "Performance and cocktails" e "Just enough education to perform", entrambi numero uno nelle classifiche del Regno Unito, a far diventare i 'Phonics dei nomi da Serie A. Nel 2003 arriva il quasi inspiegabile licenziamento del batterista Stuart Cable, uno dei tre fondatori della band. Con "Pull the pin", sesto disco di studio, pubblicato nell'ottobre 2007, le vendite iniziano a calare. Il gruppo fa ancora buona musica, ma la mistica è sparita. Adesso è la volta di "Keep calm and carry on". Il lavoro, uscito da poco, ha debuttato al numero 11 delle chart britanniche, il posizionamento finora più basso ottenuto dalla band che è ora di fatto un quartetto. L'album, arrivato alla seconda settimana, è volato giù dal numero undici al numero ventisette. Nelle pubblicità sulla carta stampata UK la loro etichetta discografica, comprensibilmente, pubblica, di corredo alle date locali che il gruppo effettuerà a partire dal 1° marzo 2010, le stellette elargite con più abbondanza al disco. Che sono quattro per The Mail, Uncut, Sunday Times e Sun. Ancor più comprensibilmente non si vogliono mettere le magagne in piazza. Come ad esempio la recensione della BBC, dove chiaramente si afferma che "Keep calm and carry on" non farà guadagnare a Kelly Jones e soci neanche un nuovo fan. Il Guardian dà loro tre stellette, anche se l'affermazione "business as usual" fa comprendere che è la stessa pappa di sempre. Independent e Times poi bastonano, con due sole stellette. Andy Gill, non quello dei Gang Of Four bensì il giornalista, sull'Independent afferma che il disco "emette un messaggio di confusione, con la band che passa da uno stile all'altro". Siamo della stessa opinione di Gill. Cercando di dare un colpo al cerchio e uno alla botte, tentando di far capire che sono bravi in quanto eclettici, gli Stereophonics sfornano un ibrido dal basso potenziale. E' il lavoro di una formazione arrivata, appagata, che ha scritto canzoni veramente molto belle ("Maybe tomorrow" e tante altre) ma che adesso inevitabilmente si sente scavalcata da gruppi più freschi. "She's alright" ha un bell'incedere ed è simpaticamente sguaiata e con una chitarraccia laida. "Innocent" è un pop-rock maturo con coretto Sixties, mediamente accattivante e stranamente ricorda certe cose soliste di George Harrison, carine ma non capolavori. "Beerbottle" è un lento atmosferico con ricordi di gioventù. "Trouble" si rivela come un pezzo immediato ed urgente, urbano, un po' tirato per le lunghe. "Could you be the one" è il classico pezzo che alcuni troveranno romanticamente commovente ed altri, invece, un pasticcio sdolcinato ricoperto di glassa. "I got your number" inizia alla glam-rock anni Settanta (ehilà, Marc Bolan) e, con qualche innesto Nineties, procede così sino alla fine. Per il resto ("Uppercut", "Wonder", "Stuck in a rut") si vivacchia. Come si diceva una volta, for fans only.

(Franco Bacoccoli)

TRACKLIST:
"She's alright (She's with me)"
"Innocent"
"Beerbottle"
"Trouble"
"Could you be the one?"
"I got your number"
"Uppercut"
"Live 'n' love"
"100mph"
"Wonder"
"Stuck in a rut"
"Show me how".





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