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Non sottovalutate Amanda Lear. Forse alcuni di voi la conoscono solo per le ospitate televisive…


Non sottovalutate Amanda Lear. Forse alcuni di voi la conoscono solo per le ospitate televisive (nelle quali, comunque, dimostra una verve e un'intelligenza ben superiori alla media degli ospiti televisivi di mestiere – quelli che non sanno fare altro mestiere che l'ospite televisivo); ma Amanda, pur non essendo tecnicamente una cantante, ha alle spalle parecchie esperienze musicali di un certo valore. I suoi album 'disco' del periodo 1976-1983 sono un pacchetto interessante e da riscoprire, anche a non considerare i successi commerciali (“I am a photograph”, “Blood and honey”, “Tomorrow”, “Queen of Chinatown”, "Follow me”, “Enigma”), come uno dei migliori esempi di Eurodisco. Del resto Amanda ha avuto padrini musicali di gran nome: da David Bowie , che la spinse a debuttare come cantante, a Bryan Ferry , che la volle sulla copertina di “For your pleasure”, secondo album dei Roxy Music .
Nonostante non abbia mai smesso di pubblicare album, da un po' Amanda Lear non si riproponeva come cantante anche sul nostro mercato. Con questo disco – un doppio Cd, uno “for the heart” e uno “for the feet” - Amanda ripropone le sue due facce, quella della chanteuse un po' Marlene Dietrich e quella della disco-queen. Il disco 1 è più suggestivo, più notturno, immerso in una atmosfera fra il lounge e il jazz, e contiene alcune cover anche rischiose - “I belong to you” di Lenny Kravitz , “Falling in love again” di Eagle-Eye Cherry, “Back to black” di Amy Winehouse , “Perfect day” di Lou Reed , “Sorrow” dei Merseys (ricalcata sulla versione di Bowie in “Pin-Ups”) - delle quali in fondo si poteva fare anche a meno; le due migliori sono “Comment te dire adieu” (una canzone di Serge Gainsbourg portata al successo negli anni Sessanta da Francoise Hardy, anche in italiano col titolo “Il pretesto”) e “Suicide is painless”, tema del film M.A.S.H. di Robert Altman, recentemente ripresa anche da Marilyn Manson e prima di lui dai Manic Street Preachers . Il disco 2 si apre con un pezzo carino, “Doin' fine”, caratterizzato da un campionamento – o comunque da una precisa citazione – di “Daddy cool” dei Boney M (e infatti Frank Farian è fra gli autori del brano); seguono altre cinque tracce in chiave ballabile, una delle quali è un radio edit dance di “Someone else’s eyes” (traccia 1 dell’altro disco) e, delle altre quattro, due sono ancora cover: “Always on my mind” di Elvis Presley , rivisitata seguendo il modello della versione dei Pet Shop Boys , e “Let the music play” di Giorgio Moroder e Pete Bellotte (no, “This is not America” non è quella di Bowie). Il Cd si completa con altre cinque tracce che non sono altro che remix delle precedenti.
In sostanza, a stringere, da questo doppio Cd si poteva tranquillamente ricavare un solo Cd più che discreto, con punte di buona qualità; così, la merce è annacquata e l’effetto complessivo è inferiore al valore effettivo del lavoro. Che comunque, per essere il disco di una signora settantenne, non è affatto male: senz’altro meglio di quello che sanno mettere insieme certe sbarbine della scena contemporanea.

(Franco Zanetti)

TRACKLIST:

CD 1: FOR THE HEART
Someone else's eyes (feat. Deadstar)
Back to black
Cupidon
I belong to you
I don't wanna lose you
Fallin' in love again
Je m'appelle Amanda
Let's love
Perfect day
Comment te dire adieu
Sorrow
Suicide is painless
Secret lover


CD 2: FOR THE FEET
Doin' fine (Radio edit)
Someone else's eyes (All eyes on the dance floor radio edit) (feat. Deadstar)
This is not America (Obsessive mix)
Let the music play (Long version remix)
Always on my mind (Radio edit)
For what I am (Radio version)
For what I am (R'n'B Version)
This is not America (Long Vs. Remix)
Always on my mind (T1's Club anthem mix)
Doin' fine (Extended Version)
This is not America (808 Ketamix)
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