Continuano a cantare di sé e del mondo che non va, delle speranze e delle cose da salvare, a declinare il verbo del dub in un modo che appartiene soltanto a loro, gli Otto Ohmdi Andrea Vincenzo Leuzzi detto “Bove”, in quella che è ormai la quarta prova del gruppo. Cose brutte e cose belle si sono succedute, nel frattempo, nel loro percorso artistico e in quello personale del Bove. La crisi che ha falcidiato diverse case discografiche fa sì che dopo due album con la Nun e uno con Radiofandango, “Combo” esca oggi sostanzialmente come una autoproduzione distribuita, cosa che offre un minore impatto sulla comunicazione rispetto ai precedenti lavori della band. Ma questo non è importante per gli Otto Ohm, che nell’autoproduzione in realtà ci si sono sempre trovati, e che sin dall’inizio del proprio percorso artistico hanno fatto scelte radicali e coerenti: poca tv e giusta, videoclip con dietro sempre un’idea, interviste e radio senza fare i preziosi. E poi concerti, quando e dove possibile.
Sul versante personale, invece, negli anni per Bove sono arrivati matrimonio e, da quanto si intuisce nella conclusiva “La mia lucciola”, anche una paternità - celebrata in pubblico come ormai di rito -, esperienze che hanno aggiunto tranquillità e solidità compositiva al suo talento, da sempre fuori discussione. Le metriche, i pattern ritmici, gli interventi degli archi sono dei veri e propri trademark per questa band che ostinatamente continua a portare avanti il suo discorso artistico: unica eccezione, il brano “Mattonelle verdi”, una novità per la penna di Bove, uno strano incrocio di tradizione popolare romana, arrangiamenti d’archi e un violino balcanico, che ha come argomento alcune riflessioni sulla morte. Per il resto “Combo” contiene degli splendidi episodi, che coniugano denuncia sociale e piccole perle di saggezza, remando contro una cultura che ormai è preda di se stessa e di necessità fittizie sempre crescenti e riportando invece al centro del piatto la felicità dell’accontentarsi, la riscoperta delle piccole cose, della sostanza al posto della forma. Detta così suona un po’ naif, e non è un caso che proprio “Naif” fosse il titolo del loro precedente album del 2005, ma in realtà non lo è: al contrario la naiveté dei testi di Bove è proprio una sequenza di immagini nitide e indovinate che colpiscono continuamente il bersaglio, e si calano dentro chi ascolta.
Anticipato dal singolo “Come parlo di te”, un ballad romantica che può fare la gioia di molte radio, “Combo” è una bella notizia, come lo sono i ritorni quando avvengono perché si hanno delle cose da dire e non soltanto per impegni o scadenze da rispettare.
(Luca Bernini)
TRACKLIST
“La forma originaria”
“Cupo”
“In questo specchio”
“Come parlo di te”
“Senza bisogno di parole”
“Evito la forma”
“Ho visto la felicità”
“Mattonelle verdi”
“Quello che serve davvero”
“Andare oltre”
“La mia lucciola”