TAGS: BROOKLYN QUEENS EXPRESSWAY, Folk, Sufjan Stevens

Da uno come Sufjan Stevens un disco come questo ce lo si può aspettare. Fino a qualche tempo fa era uno che diceva di voler pubblicare 50 album a tema, ciascuno dei quali ispirato e dedicato a uno degli Stati Uniti d’America. Brooklin Queens Expressway però non fa parte di questo trovata poi smentita, ma bensì di un esperimento parallelo che ha visto Sufjan collaborare con la Brooklyn Academy of Music, la quale ha esplicitamente contattato il menestrello folk del Michigan commissionandogli le musiche per questa opera dedicata alla famosa strada che da Brooklyn arriva fino al cuore del Queens. Il progetto artistico partito nel 2007 è composto principalmente da un film documentario girato a basso budget in 16 millimetri, con l’intento di trasmettere una visione di questo scorcio di New York in modo decisamente grafico e creativo, intento concretizzato anche da una serie di opere pittoriche a tema e da una Graphic Novel. Ad accompagnare il film ci sono le musiche di Stevens appunto, tredici pezzi che danno vita ad una colonna sonora sui generis, fatta di rimandi e sperimentazioni in quello che sembra un incrocio tra un cartoon della Disney e Gershwin rivisti con una libertà creativa quasi jazz. Sono passati due anni dalle performance live di The BQE, due anni che hanno convinto Stevens a pubblicare un album ad hoc per condividere questo lavoro che sebbene ad un primo ascolto risulta ovviamente monco di tutta la componente visiva per cui è stato partorito, può comunque dare diversi spunti di riflessione per quanto riguarda la capacità compositiva di Stevens e soprattutto a quella creativa. Come ho già detto l’album è composto da tredici brani, ognuno legato all’altro quasi fosse un concept, e probabilmente è questo il modo giusto di porsi per capire pienamente un’opera di questo tipo. Niente voce e parole, ma spazio dunque agli archi, elle suite e agli arrangiamenti funambolici che attraversano uno spettro musicale ampio e variegato. Si passa dal musical alla musica da camera, incappando in tirate elettroniche solo apparentemente fuori posto. Un preludio seguito da un’introduzione, sette movimenti e tre interludi prima del gran finale in pompa magna con relativo trionfo di ottoni a chiusura. L’esperienza sonora che ne scaturisce è molto compatta e variopinta. La musica scorre leggera traducendo in suono tutta la carica eccentrica di Stevens, senza tralasciare una buona dose di ironia e pathos. The BQE quindi non è altro che l’ennesima variazione sul tema “Stevens”, una delle mille facce di un artista che sa stupire e affascinare. Prendendo spunto dal mondo del cinema (a cui questo album è indissolubilmente legato), si può fare riferimento alla sceneggiatura e in modo particolare alla costruzione del personaggio. Al personaggio va dato quello che molto comunemente si dice “spessore” attraverso una serie di dettagli, storie e caratteristiche che permettono di capirlo meglio e entrare in empatia. The BQE è lo spessore di Sufjan Stevens, è la carne sul fuoco. Non un mero esercizio di stile, ma la fotografia di un punto di vista diverso sull’anima artistica di una persona, un’anima che ha ancora diversi luoghi inesplorati di cui saremo curiosi in futuro di fare esperienza.
(Marco Jeannin)

TRACKLIST “Prelude on the esplanade”
“Introductory fanfare for the Hooper heroes”
“Movement I: in the countenance of kings”
“Movement II: sleeping invader”
“Interlude I: dream sequence in subi circumnavigation”
“Movement III: linear tableau with intersecting surprise”
“Movement IV: traffic shock”
“Movement V: self-organizing emergent patterns”
“Interlude II: subi power waltz”
“Interlude III: invisible accidents”
“Movement VI: isorhythmic night dance with interchanges”
“Movement VII (Finale): the emperor of centrifuge”
“Postlude: critical mass”





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