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Ci sono dischi che sono più difficili da spiegare di altri: il racconto sul gruppo, su quello che ha fatto negli ultimi tempi potrebbe allontanare i più distratti. Già li sento quelli che dicono: “Ma come, un altro disco dei R.E.M.? Ma quanta roba di riciclo hanno pubblicato negli ultimi anni?. Eppoi, che palle: 39 canzoni, non ci sono neanche le hit: niente “Losing my religion” o “Man on the moon”!”.
E' tutto vero: “Live at the Olympia” è tratto dai concerti di Dublino del 2007 in cui la band provò dal vivo le canzoni che poi sarebbero confluite su “Accelerate".
Ma gli ascoltatori più distratti dei R.E.M. farebbero bene a ricredersi: “Live at the Olympia” è la migliore uscita dei R.E.M. da diversi anni a questa parte, forse persino meglio dello stesso “Accelerate”. Sicuramente è il miglior album fuori dalla discografia “ufficiale” di inediti. Per diversi motivi, che smentiscono le obiezioni possibili e legittime che gli si possono fare: è vero, è l’ultimo di una serie di pubblicazioni “secondarie” (la raccolta del 2006, il “Live" del 2007, le ristampe di “Murmur” e “Reckoning”). Ma è anche il punto di partenza e di arrivo un percorso che la band ha intrapreso per riappropriarsi delle sue radici rock, dopo anni passati a fare ballate elettroacustiche.
Quelle serate di Dublino, sono state magiche – ve lo dice uno che c’era – e si sente anche nel disco. A partire dal “tiro” della band, e dal repertorio, che riscopre gemme nascoste, soprattutto del primo catalogo: le canzoni sono 39 perché tutti i brani suonati nei 5 concerti sono finiti sull'album, compresi i due inediti - “Staring down the barrel of a middle distance” e la ballata “On the fly”.
Ma la cosa migliore del disco è il suono: Jacknife Lee (produttore di “Accelerate”, ma anche di Editors e Snow Patrol) ha fatto un gran lavoro sul missaggio. Così le versioni “di prova” dei brani poi finiti su “Accelerate” suonano meglio qua, paradossalmente: le chitarre sono più cristalline, gli strumenti sono meno compressi e più distinguibili, in generale c’è molta più dinamica.
Certo, qualche difetto questo album ce l’ha. C’è qualche sbavatura nelle performance, che non è stata volutamente corretta (per rispetto di quello che successe in teatro); le diverse chiacchiere tra una canzone e l’altra, alla lunga tolgono tensione (anche se spiegano l'atmosfera delle serate: "Questa canzone sarà una b-side", dice Stipe introducendo "Man-sized wreath" "E' un po' presto per dirlo", gli risponde Mike Mills, "E comunque le b-side non esistono più, sono tutti Mp3!"). E certo, “This is not a show”, il DVD con il film di Vincent Moon che racconta quei concerti, potrà anche non piacere: molto bianco e nero sgranato, poca narrazione, anche se con alcuni momenti molto poetici.
Ma fidatevi di uno che i R.E.M. li conosce bene – ok, chi mi conosce sa che sono più fan che giornalista con loro… - “Live at the Olympia” è un piccolo capolavoro: una fotografia che restituisce la band in un momento di grazia. Una fotografia nitidissima, che vi permetterà di scoprire nuovi dettagli e sfumature sonore ad ogni sguardo, anzi ad ogni ascolto.

(Gianni Sibilla)

TRACKLIST:
“Living well is the best revenge”
“Second guessing”
“Letter never sent”
“Starring down the barrel of the middle distance”
“Disturbance at the Heron House”
“Mr. Richards”
“Houston”
“New test leper”
“Cuyahoga”
“Electrolite”
“Man-sized wreath”
“So. central rain”
“On the fly”
“Maps and legends”
“Sitting still”
“Driver 8”
“Horse to water”
“I’m gonna DJ”
“Circus envy”
“These days”
“Drive”
“Feeling gravitys pull”
“Until the day is done”
“Accelerate”
“Auctioneer”
“Little America”
“1,000,000”
“Disguised”
“The worst joke ever”
“Welcome to the occupation”
“Carnival of sorts”
“Harborcoat”
“Wolves, lower”
“I’ve been high”
“Kohoutek”
“West of the fields”
“Pretty persuasion”
“Romance”
“Gardening at night”



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