TAGS: Porcupine Tree,
Rock,
THE INCIDENT
“Sono nato nel ’67, l’anno di Sergeant Pepper e di Are you experienced?”. Ecco fatto. In “Time flies” - l’architrave del nuovo disco dei Porcupine Tree - Steven Wilson ci spiega da dove viene. Ha quarantadue anni, e ha fatto appena in tempo a gustarsi l’epoca in cui gli ellepì si ascoltavano sdraiati sul letto a occhi chiusi, o seduti in cerchio con gli amici intorno al giradischi-totem. Lui che gli iPod ama prenderli a fucilate o fonderli con la fiamma ossidrica non ha paura di passare per luddista-revanscista: il cuore del nuovo doppio cd dell’albero di porcospino (in realtà un disco e mezzo, circa 75 minuti complessivi di durata) è una mastodontica suite da 55 minuti, roba che nemmeno gli Yes dei tempi d’oro. E’ frazionata in quattordici tracce/movimenti che si intrecciano e rincorrono tra di loro, d’accordo, ma è sottinteso che va ascoltata tutta d’un fiato, senza soluzione di continuità. Magari sdraiati sul letto, e a occhi chiusi, prendendosi una pausa di sospensione dagli impegni quotidiani (che concetto démodé). Qualcuno fuggirà terrorizzato, ma se vi piace il genere e accettate la sfida non resterete delusi. Perché “The incident” è una bestia strana, ingombrante eppure agile, con una morfologia complessa ma un profilo compatto e filante. Un tecnologico dinosauro del Duemila, e dice bene Dave DiMartino su Yahoo: i Porcupine Tree sono forse gli unici a suonare progressive rock senza sembrare neanche un po’ rétro. La loro musica, più che mai, è una successione drammatica di chiaroscuri, tempeste e arcobaleni, delicate brezze acustiche e deflagranti scariche elettriche. Dentro ci trovi i Radiohead e molto Pink Floyd (“Dark side of the moon” e soprattutto “Animals”, questa volta): nella “Time flies” di cui sopra, che il suo autore definisce un brano “sentimentale”, c’è la saldatura perfetta tra “Sheep” e “Breathe”, il tocco gilmouriano della chitarra e il nostalgico lirismo watersiano. Il gioco dei rimandi potrebbe continuare all’infinito: accelerazioni spasmodiche alla Mars Volta e ricami eleganti stile Genesis periodo “Foxtrot” e “The Lamb”, e vogliamo mica dimenticarci delle geometrie sghembe dei King Crimson, dei ricorrenti riff in puro stile nu-metal, di quell’industrial music violenta e cupa alla Nine Inch Nails? (nel descrivere “The blind house”, un altro episodio della suite, un altro recensore cita Linkin Park ed Emerson, Lake & Palmer: accostamento un po’ forzato, forse, ma rende l’idea). La buona notizia è che non suona (quasi mai) come posa stucchevole, fine a se stessa. Dei Sessanta e Settanta qui si celebra soprattutto lo spirito libero e spavaldo, coraggioso e perché no anche autoindulgente. Wilson, Barbieri, Edwin e Garrison vogliono costringerci ad ascoltare (magari in cuffia, o con un impianto 5.1), a prenderci il tempo necessario sforzandoci di capire. Ci aiutano evitando inutile sfoggio della loro perizia tecnica e tenendo imbrigliate, il più delle volte, le tentazioni magniloquenti. Lo stakanovista Steven (che ha appena pubblicato un bel live con i Blackfield) è un ragazzo quieto e di buona famiglia nato in un “paradiso suburbano” (ancora “Time flies”), ma qui scava ancora nelle sue inquietudini latenti esplorando gli accidenti della vita, storie di morte, dolore e follia, sedute spiritiche e incidenti automobilistici, che i mass media accumulano, distorcono e amplificano nel sentire collettivo. Poteva uscirne uno sproloquio indigesto, invece questo ciclo di canzoni “vagamente surreali” e inzuppate in uno spleen molto inglese è salvato dai suoi slanci lirici, dalle ariose aperture melodiche, dai ritornelli cantabili e facili da mandare a memoria. Un tunnel con la luce in fondo, e un disco che è davvero un viaggio avventuroso. Come ai tempi di Jimi e dei Fab Four, e pazienza se lì fuori ci sono X Factor e American Idol, mica Monterey o il Magical Mistery Tour.
(Alfredo Marziano)
TRACKLIST:
CD 1:
“The incident”
i. “Occam’s razor”
ii. “The blind house”
iii. “Great expectations”
iv. “Kneel and disconnect”
v. “Drawing the line”
vi. “The incident”
vii. “Your unpleasant family”
viii. “The yellow windows of the evening train”
ix. “Time flies”
x. “Degree zero of liberty”
xi. “Octane twisted”
xii. “The séance”
xiii. “Circle of manias”
xiv. “I drive the hearse”
CD2:
“Flicker”
“Bonnie the cat”
“Black Dahlia”
“Remember me lover”
-
-
Emeli Sandé
OUR VERSION OF EVENTS -
Air
LE VOYAGE DANS LA LUNE -
Van Halen
A DIFFERENT KIND OF TRUTH -
Mark Lanegan
BLUES FUNERAL -
Ringo Starr
RINGO 2012 -
Il Teatro degli Orrori
IL MONDO NUOVO -
Lacuna Coil
DARK ADRENALINE -
Lana Del Rey
BORN TO DIE -
Leonard Cohen
OLD IDEAS -
Anthony Hamilton
BACK TO LOVE
-
Emeli Sandé
-
-
Rapstar
NON E' GRATIS -
Doors
L.A. WOMAN - 40TH ANNIVERSARY -
Paul McCartney
KISSES ON THE BOTTOM -
Artisti Vari
I MUPPET -
Babylonia
THE ETHEREAL COLLECTION -
Ben Howard
EVERY KINGDOM -
Bologna Violenta
UTOPIE E PICCOLE SODDISFAZIONI -
Cisco
FUORI I SECONDI -
Emis Killa
L'ERBA CATTIVA -
Prinzhorn Dance School
CLAY CLASS
-
Rapstar









