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“Joe Henry lo davo per scontato nella tua vita”, mi disse un amico, una volta che gli magnificai con colpevole ritardo “Scar”, album del 2001 che la mia compagna mi aveva portato a casa da un viaggio, dopo averlo ascoltato per caso in una libreria.
Non aveva tutti i torti:Joe-Henry è un nome “di culto” (perdonate l’espressione trita e ritrita), amato dai presunti intenditori forse ancora di più per le sue produzioni (Elvis Costello e Solomon-Burke, per dirne un paio) che per i suoi dischi. Dagli altri è qualche volta ricordato perché è sposato con Melanie Ciccone (si, è la sorella). Insomma, uno che sta lì e non fa male. Anzi, fa musica benissimo…
“Blood from the stars” è l’undicesimo disco, a due anni da “Civilians”. E’ l’ennesima conferma della classe e della grandezza di questo musicista, che davvero non ha eguali non nel costruire quadretti sonori in bianco e nero, con quella voce sofferta ed espressiva, con quei riferimenti retrò (jazz, blues, swing…) eppure riuscendo a suonare contemporaneo.
Se proprio vogliamo fare i pignoli, non è il suo disco migliore. Non raggiunge la perfezione e la schiettezza di “Scar”, e neanche di “Civilians”. E’ un disco meno orientato alla forma canzone e alla ballad, insomma, più “raw” come dice lui stesso sul suo sito. E’ sempre un disco notturno, perfetto per l’autunno che stenta ad arrivare. Nelle tinte sonore predomina il blues e il jazz sulla melodia, che pure affiora in piccoli capolavori come “Channel” o “Stars”. Non ci sono i grandi artisti che avevano collaborato con lui passato (c’è solo Marc Ribot, in un paio di brani), ma alla fine non lo si può accusare di nulla, neanche se mette il figlio diciassettenne Levon a suonare il sax, che se la cava pure bene sempre in “Stars”, o in “Truce”.
Insomma, un disco un poco meno accessibile, un poco più sperimentale. Ma stiamo comunque parlando di un artista di livello superiore, che non bisogna fare l’errore di dare per scontato.

(Gianni Sibilla)

TRACKLIST:
“Prelude: light no lamp when the sun comes down”
“The man I keep hid”
“Channel”
“This is my favorite cage”
“Death to the storm”
“All blues hail mary”
“Bellwether”
“Progress of love (Dark ground) ”
“Over her shoulder”
“Suit on a frame”
“Truce”
“Stars”
“Coda: light no lamp when the sun comes down”





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