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Alcune settimane fa segnalavamo i Grizzly Bear nella recensione della raccolta "Dark was the night", in cui era inserito il loro brano "Deep blue sea". Al tempo parlavamo di connubio tra folk e echi di musica giapponese, ma non potevamo immaginare quanto ampi fossero gli orizzonti musicali di questa band newyorchese.
Un aiuto ce lo poteva dare l'etichetta che pubblica questo loro terzo lavoro "Veckatimest", la Warp, label dedita alla produzione di musica che valica di molto i limiti della musica contemporanea.
Ed è così che agiscono i Grizzly Bear: nei dodici brani di questo disco il folk americano e il pop della California cantata dai Beach Boys vengono decostruti in frammenti per poi essere ricostruiti in ariose suite che guardano tanto alla psichedelia quanto alla musica classica.
Un lavoro maestoso che, però, non si lascia trascinare dal vortice dell'autocompiacimento, ma crea piccoli affreschi sonori che riescono a non disperdere l'attenzione.
Certamente è un ascolto che richiede pazienza e volontà, ma che viene equamente retribuito con le grandi emozioni che queste canzoni trasmettono.
"Veckatimest" è un viaggio nel futuro della tradizione americana, un viaggio che si apre con l'arrembante "Southern Point" e la spensierata "Two weeks", e continua tra ballate leggiadre come "About face" o la "While you wait for the others", che pare partire in un duetto tra voce e chitarra per poi esplodere tra mille cori.
Quello dei Grizzly Bear potrebbe davvero diventare un disco cardine per il futuro per come riesca ad unire la semplicità e la genialità della melodia, con il grande impegno di decostruzione e sperimentazione.
Ma questo solo il tempo potrà confermarlo.

TRACKLIST:
"Southern-Point"
"Two weeks"
"All we ask"
"Fine for now"
"Dory"
"Ready, able"
"About face"
"Hold still"
"While you wait for the others"
"I live with you"
"Foreground"


(Giuseppe Fabris)





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