TAGS: Elettronica, Moby, WAIT FOR ME

Ci sono diversi modo di prendere “Wait for me”, il nuovo album di Moby. Lo si può lasciar scorrere, farsi cullare dalla musica. Oppure lo si può percepire come musicaccia di sottofondo, come "muzak", un pallido ricordo di quello che Moby è stato.
"Wait for me" arriva a poco più di un anno da "Last night", ultimo album per una major. Questo, invece, è stato scritto e registrato praticamente in casa; viene pubblicato in autonomia e dato in licenza a varie etichette. Solitamente, quando gli artisti fanno mosse di questo genere, le fanno con album molto riconoscibili, per minimizzare il rischio dell'autarchia e perché non hanno grandi strutture alle spalle. Così è "Wait for me": una collezione di brani prevalentemente "chill out", con voci "appiccicate" sopra. Le voci non sono quelle blues registrate sul campo come in "Play", ma quelle di amici e cantanti vari, anche se in diversi momenti, lo schema è proprio quello, come in "Study war".
Detto questo, il disco è piacevole, ed è piacevolmente ripetitivo. Easy listening, potrebbe dire qualcuno, e non andrebbe lontano dalla verità. Forse arrivare a definirla "muzak" - musica funzionale d'ambiente, quella per ascensori, supermercati, ecc.- è persino troppo, perché questo termine porta con sé un (pre)giudizio negativo che neanche la "Music for airports" di Brian Eno è riuscita a rimuovere. La musica di Moby sta nel mezzo: elettronica che ormai non ha più la freschezza di "Play", ma si lascia ascoltare per quello che è. Nulla di più e nulla di meno.

(Gianni Sibilla)

TRACKLIST:

”Division”
”Pale horses”
”Shot in the back of the head”
”Study war”
”Walk with me”
”Stock radio”
”Mistake”
”Scream pilots”
”Jltf 1”
”Jltf”
”A seated night”
”Wait for me”
”Hope is gone”
”Ghost return”
”Slow light”
”Isolate”.





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