TAGS: DIO CI DEVE DELLE SPIEGAZIONI, Rock, Skiantos

Alle volte mi fanno arrabbiare, i miei amici Skiantos. Anche quest’anno hanno provato ad andare a Sanremo, e (secondo me) anche quest’anno ci hanno provato con la canzone sbagliata. Perché in questo disco, il loro quattordicesimo album di inediti in 32 anni di carriera, ce n’è una, di grandissime canzoni - e non è quella con la quale si sono candidati all’Ariston.
Diciamolo subito, qual è il capolavoro: s’intitola “Senza vergogna”, ed è una mazurka, un gran pezzo di hard-liscio (il clarinetto lo fanno i kazoo...) che ricorda immediatamente il miglior Enzo Jannacci dei primi anni Sessanta, quello per esempio di “Aveva un taxi nero”. Il testo è feroce ma non crudele, anzi affettuoso: racconta l’esemplare storia di una famiglia di “drogati” senza patetismi e con la franchezza di una cronaca vera (il break con la citazione di “A Saint-Tropez” è buffo, ma togliendolo la canzone sfiorerebbe il capolavoro).
Il resto dell’album è al livello degli altri buoni dischi degli Skiantos: la cifra stilistica è sempre quella, blues-rock con testi in bilico fra demenzialità e intellettualismo (vedi “Merda d’artista”, dedicata a Piero Manzoni); le rime forzatamente baciate non rifuggono le assonanze goliardiche (vedi “Testa di pazzo”); le tematiche vanno dall’intimista (vedi “Io sono un perdente”) al sociale (vedi “Una vita spesa a skivar la fresa”) al surreale (vedi “Odio il brodo”).
Ci sono un paio di altri momenti alti, oltre a “Senza vergogna”: per esempio “Senza libretto di istruzioni”, una grande idea di canzone, un talking blues esistenziale, nel cui testo si esprime il miglior Freak Antoni (“nelle avverse condizioni noi uomini abbiamo un’attenuante: siamo nati senza un libretto di istruzioni”); e anche “Tu tremi”, un doo-wop erotico con un ritornello killer (“Mi ami, anche domani, il giorno dopo e ancora dopo e dopodomani...”).
Per chi gli Skiantos li ama e li segue dagli inizi, “Dio ci deve delle spiegazioni (possibilmente convincenti)” sarà la conferma della grandezza del gruppo, e della sua coerenza a volte suicida; per chi invece vuole imparare a conoscerli, obbligatorio rimandare all’irraggiungibile “MONOtono” - che, a più di trent’anni dall’uscita, resta una pietra miliare della musica italiana.

(Franco Zanetti)
TRACKLISY:
“Testa di pazzo”
“Il razzista che c’è in me”
“Sensazione magica”
“Merda d’artista”
“Tu tremi”
“Senza vergogna”
“Io sono un perdente”
“Una vita spesa a skivar la fresa”
“Odio il brodo”
“Senza libretto di istruzioni”


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