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cARI dARI,
poche settimane fa siete venuti qui in redazione per una videointervista ed ero molto curiosa di conoscervi. Lo ero perché la notizia di Rockol pubblicata a marzo sul vostro primo singolo “Wale (tanto Wale)” era diventata, per via dei commenti, un “forum abusivo” di vostre fan letteralmente impazzite per voi, e mi interessava sapere come stavate prendendo quest’ondata di successo.
Poi è arrivato anche il Cd “Sottovuoto generazionale” che prontamente mi sono andata ad ascoltare, e che mi ha lasciata un po’ perplessa.
Ma come: dite che venite da varie influenze musicali come l’emo, il punk, il dark (specie i Cure), l’elettronica, il metal (ricordo il batterista che lo diceva), e poi mi fate un disco pop che più commerciale non si può? E dove sta la trasgressione dei vostri abiti e dei vostri capelli in queste canzoni? Non credo che basti mettere in disordine le regole dell’ortografia per sentirsi un po’ alternativi, e non credo serva nemmeno avere quell’aria così sicura di sé che si ha davanti alle telecamere per fare un po’ i diversi.
Ricordo che mentre l’intervista si stava per concludere (eravamo ai saluti con il bacio), CaDio, il biondo, mi ha domandato cosa pensavo del disco. Eccomi qui a rispondervi.
Ho ascoltato a lungo l’album, tanto che al secondo, terzo passaggio, già mi canticchiavo alcune strofe. Mi son detta che se piace a centinaia (se non migliaia) di ragazzine vuol dire che qualcosa di commercialmente buono c’è, che il prodotto, discutibile o meno, funziona.
Poi però mi sono ascoltata bene le canzoni e, se volete un parere personale, non posso fare a meno di analizzare i brani e storcere un po’ il naso.
A parte il singolo, gli unici altri brani divertenti da segnalare per via delle melodie incalzanti e ritornelli efficaci sono “Tutto regolare”, “Predisposta (a lasciare il tuo posto)”, e “Per piacere”.
Per il resto mi sembra che vi siate un po’ persi tra sonorità che, a mio parere, ricordano molto la dance anni Novanta degli Eiffel 65, e dei testi che vogliano sembrare demenziali e forse ironici, ma che non riescono a centrare sempre l’obiettivo.
Alcuni esempi? “gp a 100 allora” recita: “Prego 100 allora ho due dita e cinque mani grazie 100 lire se parlo di nascosto”, e ancora sul finale “Noi siamo come il tuono che batte ossessivo, noi siamo i ragazzi del ritmo progressivo”. Non si capisce se facciate sul serio o meno, se vi stiate prendendo in giro da soli oppure no.
Non sono male “Come m’hai” e “Minimale maxibene”, ma non capisco perché non abbiate proseguito con il gioco di parole nello sviluppo delle due canzoni. E anche “Non pensavo”: sarebbe stata di gran lunga spiritosa (e meno drammatica) se quel “Me la vuoi dare?” che dARI urla non fosse riferito a “un’altra opportunità”.
Ragazzi, ho avuto la possibilità di conoscervi, di capire per certo che quello che fate lo fate per amore della vostra musica e per passione, e che non vedevate l’ora che tutto ciò si realizzasse.
Mi dispiace solo che rischiate di apparire un “prodotto” facile da prendere in giro, o meglio, facile da essere preso poco sul serio. Vuoi per via dei testi (a mio parere un po’ troppo scontati e banali), vuoi per i brani in sé che mischiano un po’ troppi generi risultando alla fine dispersivi e poco compatti.
Scusate la franchezza, so che la apprezzerete.

(Daniela Calvi)

Tracklist:

“Wale (Tanto Wale)”
“Tutto regolare”
“Predisposta (A lasciare il tuo posto)”
“Come m’hai”
“Per piacere”
“Cambio destinazione”
“Non pensavo”
“Gp a 100 allora”
“Moltiplicato 10”
“Ho spaccato”
“Minimale maxibene”
“Play and stop”

TAGS:

dARI, Pop, SOTTOVUOTO GENERAZIONALE

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